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Novità librarie

Abywarburg, Per monstra ad sphaeram (pp. 176, euro 19,50)



Con questo volume il pubblico italiano ha per la prima volta a disposizione una scelta tematicamente e cronologicamente coerente di testi inediti provenienti dal lascito di Aby Warburg (1866-1929), in un’edizione filologicamente attendibile che si basa sulla edizione critica tedesca stabilita dagli stessi curatori. Si tratta di frutti del lavoro svolto da Warburg durante il suo ricovero nella clinica di Ludwig Binswanger a Kreuzlingen, e allo stesso tempo di testimonianze della guarigione che permise finalmente il suo congedo e il ritorno ad Amburgo. Scopo dell’edizione è mostrare che Warburg non smise mai, anche durante il periodo più critico della sua vita, di riflettere sui problemi che lo interessavano e che la famosa conferenza sul Rituale del serpente non fu dunque un fenomeno isolato, quasi un fulmine a ciel sereno nella notte di Kreuzlingen. Particolarmente importanti da questo punto di vista sono i testi che possono valere come nucleo originario dell’atlante Mnemosyne: le note raccolte sotto il titolo « Le forze del destino riflesse nel simbolismo all’antica» e la conferenza in memoria del grande filologo e storico dell’astrologia Franz Boll. Qui riesce a Warburg, per un’unica volta, di offrire una sintesi complessiva della sua opera e di guidare il lettore attraverso il labirinto del suo pensiero. La lettura di questi testi, illuminante e rasserenante a un tempo, consente di vivere, al passo con l’autore, l’esperienza di una vera e propria catarsi.



Claude Monet, Mon histoire (pp. 136, euro 14)



«Ero indisciplinato per natura; non sono mai riusciti a piegarmi, neppure nella mia prima infanzia, a una regola. Quel poco che so l’ho imparato a casa. La scuola mi è sempre parsa una prigione, e non ho mai potuto decidermi a restarvi, neppure per quattro ore al giorno, quando il sole era così invitante, il mare così bello, ed era così dolce scorrazzare sulla scogliera, all’aria aperta, o sguazzare nell’acqua ». Così inizia Mon histoire, la confessione rilasciata da Monet il 26 novembre del 1900 a Thiébault-Sisson, direttore di «Le Temps». Claude Monet, il padre dell’impressionismo, a quella data ha sessant’anni, ha all’attivo decine di mostre, centinaia di quadri, è ricco ma ancora lotta con le ossessioni di una vita: l’aria e l’acqua. Sta lavorando al ciclo delle Ninfee, che dipinge dalle rive del lago che si è fatto costruire nel suo giardino a Giverny, e che alterna a vaporose e impalpabili vedute di Londra. Dopo quarant’anni di lavoro ancora si sente impotente di fronte a quella grande lezione di verità che è la natura: «Mi sembra di non fare nessun progresso, particolarmente da quando ogni giorno scopro cose nuove che non avevo visto il giorno prima. Aggiungo e perdo. In breve, cerco l’impossibile ».



Henri Rousseau, Lettere e scritti (pp. 144, euro 18,50)



Considerato il padre dei naïf, ma in realtà mosso da un lirismo e uno stupore ben più autentici, Henri «il Doganiere» Rousseau (1844 -1910) è un artista più famoso che conosciuto. Poco compresa è la sua opera, che infrange le regole dell’arte, ma ne rispetta le leggi. E poco nota è la sua vita, segnata dalla miseria, dai lutti (perde prematuramente due mogli e sei figli) e perfino dal carcere. Questo libro, che riunisce per la prima volta le sue lettere e i suoi scritti, molti dei quali mai tradotti, aiuta ad avvicinarlo e a comprenderlo. Il volume si apre con una breve autobiografia del Doganiere e con le curiose filastrocche che apponeva come didascalia ai suoi quadri più significativi.



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