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Agostinelli Alessandro Potenza dei libri

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ALESSANDRO AGOSTINELLI
Potenza dei libri

L'altro giorno mi è successa una cosa stramba, e la voglio raccontare.
Sono entrato in casa editrice a prendere qualche copia appena stampata del mio ultimo libretto: Poesie della linea orange (Edizioni ETS). Copertina arancione con una vecchia foto di un fotografo un po' pazzo e geniale, Duane Michals. Una copia me la sono portata dietro in treno per darla a un'amica.
Il treno per Firenze era pieno dei soliti turisti che da Pisa Aeroporto stavano procedendo verso il Rinascimento. Davanti a me un distinto uomo di mezz'età aveva la valigetta ai piedi e stava leggendo un libro con la copertina marrone, dove intuivo esserci anche un ritratto fotografico in bianco e nero. Ma nonostante tutti i miei sforzi di coglierne la fisionomia non riuscevo a torcere tanto il collo, senza che il tipo se ne accorgesse, e non volevo sembrare troppo invadente.
A Santa Maria Novella ero ancora preso dalla rilettura del mio libro e non mi ero accorto che tanta gente del mio vagone era già in procinto di scendere: si trovano sempre errori o refusi nei propri libri - non c'è niente da fare.
Mi alzo per scendere dal treno e noto sul sedile di fronte il libro con la copertina marrone del signore distinto. Finalmente vedo la foto. È un primo piano di Albert Einstein. Prendo al volo il libro e mi avvio verso l'uscita cercando il tipo per dirgli che si è dimenticato il volume sul sedile, ma niente da fare, il signore distinto è volato via. Nessuna traccia.
Camminando tengo in mano il suo libro. Si intitola Il telescopio di Einstein e noto che è un volume venduto insieme a Le Scienze, cioè un allegato alla rivista. Prendo Poesie della linea orange e Il telescopio di Einstein e li metto in borsa.
Poi incontro la mia amica. Le consegno il mio libro di poesie e le racconto la storia dell'altro libro. Stiamo passeggiando in centro a Firenze. Improvvisamente, in via degli Alfani, a pochi minuti dal mio racconto del libro trovato in treno, guardo avanti e vedo un distinto uomo di mezz'età. Guardo ancora avanti, mi volto verso di lei e le dico: "è lui, è quello che ha lasciato il libro in treno". Lo fermo, apro la borsa e gli spiego che ha lasciato Il telescopio di Einstein in treno e che - non so per quale fortuito caso - ora ci siamo incontrati di nuovo e glielo posso rendere. Ma il tipo mi dice che aveva lasciato il libro in treno di proposito, perché aveva già la prima edizione in casa, così ora posso tenerlo io.
Nel pomeriggio vado a trovare l'amico Bruno Casini che ha appena pubblicato In viaggio con i Litfiba (Editrice Zona) e me ne fa dono di una copia. Così riprendo il treno per Pisa con due libri in borsa assolutamente non cercati. Nei sedili accanto al mio ci sono due ragazze e un ragazzo che discutono della scuola e delle loro cose giovanili. Una di loro sta leggendo uno dei romanzi di Henning Mankell, mentre il ragazzo dice che lui non compra libri e che in vita sua avrà letto, sì e no, tre libri. Io sto sfogliando il libro di Bruno e ascolto il loro dialogo. Lei gli dice che magari potrebbe leggere un giallo, oppure qualcosa sul calcio… Lui sostiene che la lettura lo annoia e che forse potrebbe leggere, al limite, una biografia di un calciatore sì, oppure di un gruppo rock, perché la musica gli piace molto. Intanto, per me, è arrivato il momento di scendere a Pisa centrale, mentre i ragazzi vedo che proseguono. Prendo In viaggio coi i Litfiba e lo regalo al ragazzo. Gli dico che forse quel libro potrebbe essere quello che fa per lui, e penso che forse potrebbe permettergli di provare l'emozione della lettura. Del resto, della storia dei tre libri non dico niente a nessuno.




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