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Anna Maria Bonfiglio - Limiti

NARRAZIONI

Limiti
di Anna Maria Bonfiglio


Mi sta guardando. Fra le dieci persone che ci sono qui dentro è proprio lei a puntarmi Perché no un bel maschio, dico io, uno di quelli che ti prendono al volo e ti trascinano non sai dove, in Africa o oltre le colonne d'Ercole, e magari poi ti lasciano lì con il tuo zaino ad arrangiarti per tornare.
Anche se porta gli occhiali, capisco che mi sta guardando. Sta guardando le mie cosce che spuntano dagli shorts. Adesso si passa la lingua sulle labbra. Si avvicina con una sigaretta fra le dita: "Mi fai accendere?" E si toglie gli occhiali. Ora il suo sguardo è diretto, mi esplora, mi fruga.
Tiro fuori l'accendino, sfrego ed avvicino la fiammella alla sigaretta che lei ha portato alle labbra. Aspira e manda fuori il fumo, una, due, tre volte. Poi:
"Seguimi" mi dice. Mi alzo con indolenza senza chiedere né dove andiamo né perché mi abbia invitato a seguirla.
Camminiamo in silenzio per il lungolago, lei elegante e sicura, io, reduce da una notte in treno, con la maglietta stropicciata e lo zaino dietro le spalle. Mi assale la curiosità. Ma subito capisco che non è solo curiosità, ma il mio desiderio di spingermi verso l'ignoto, il segreto, l'impossibile. E quasi spero che da lei mi venga una proposta estrema, che mi porti nel suo albergo o nella sua casa, che mi chieda di spogliarmi, che mi accarezzi, che m' inchiodi nel suo letto.
"Dove andiamo?" chiedo. Lei posa l'indice sulle labbra chiuse. Continuiamo a camminare. Il sole ci scalda la pelle, sulle panchine del lungolago signore attempate sfogliano riviste. Mi fermo, poggiando le spalle alla ringhiera. Vediamo se mi schiodi, penso, sfidandola con la protervia del mio sguardo. Lei mi affianca. "Dove vorresti che ti portassi?" Il suo tono è quasi provocatorio.
"Sei stata tu ad invitarmi a seguirti"
"Sapevo che era quello che volevi"
"Ah sì? Sei una veggente?"
"No, ti ho semplicemente osservato. Sul treno. Tu non mi hai visto"
"Ma se ero sola! Non raccontarmi balle e dimmi piuttosto cosa vuoi da me"
"Solo quello che vuoi tu"
"Io non voglio niente, sono qui per una breve sosta. Voglio solo continuare il mio viaggio"
"Verso dove?"
"Non lo so. Adesso ritorno alla stazione e prendo il primo treno in partenza"
"Prima o poi ti fermerai"
"Forse. Ma tu che ne sai di quello che voglio o non voglio"
"Niente, è vero, non so niente. Però potresti parlarmene tu"
"Ti interessa la mia vita?"
"Perché no"
"Questa è bella. Una sconosciuta signora curiosa…ma non siamo in un film"
" Viaggi spesso?"
"Se si può dire viaggiare il mio vagabondare da un posto a un altro, sì"
"E la tua casa?"
Alzo le spalle con noncuranza.
"Non pensi mai di prenderti una pausa, di stare ferma per un po' da qualche parte?"
"Sì, qualche volta penso di mettere dei punti saldi attorno alla mia esistenza e ci provo. Ma una volta a casa mi trovo nel caos: libri e fogli dovunque, cd sparsi in ogni angolo, sigarette lasciate a consumarsi come minuscole candele che aspettano di spegnersi. Il letto sfatto, la spazzatura che fermenta nell'attesa di essere portata via. E allora scappo di nuovo. Riempio il mio zaino e via. Odio lasciarmi vivere nel disordine e tuttavia non voglio restare imprigionata in uno schema, non voglio mettere radici. Non voglio neppure coltivare affetti. Scelgo le emozioni. Gli incontri effimeri, le sensazioni forti"
Il suo sguardo nudo scruta il mio volto. Chissà, forse cerca un punto nel quale poter cogliere le mie défaillances.
"Dai, seguimi"
Riprendiamo a camminare. Non ho voglia di chiederle di lei, dopotutto non me ne frega nulla, è solo una compagna occasionale. Non posso fare a meno però di considerare quanto siamo diverse, anche nell'aspetto esteriore. E' chiaro che lei deve possedere un forte senso estetico, è curata, elegante, quanto io sono trascurata e menefreghista. Osservo le facciate dei raffinati alberghi che si affacciano sul lago, mi lasciano indifferente, quasi mi irritano con la loro ostentata ricercatezza, con il loro ammiccare discreto e invitante. Sono belli, non c'è che dire, immagino le camere, le suites, intravedo le halls ornate di piante ed arredate con una finezza che denota il buongusto e l'appartenenza alla categoria cinque stelle. Un genere che ho anche frequentato quando mi è capitato di accompagnarmi con uomini danarosi. All'altezza del Café du lac lei si ferma.
"Sediamoci"
Scostiamo le sedie per sederci. Siamo quasi sospesi sul lago. Nell'acqua leggermente torbida nuotano piccole anatre dal piumaggio screziato. Un ragazzetto lancia delle molliche e le anatre si avvicinano al parapetto per beccarle. Al largo sfilano barche a vela e fuoribordo.
"Voglio fare un lungo viaggio per mare" Dico
"Hai detto che viaggi spesso…"
"Un po', sì"
"Non sembri ricca"
"Non lo sono infatti. Ma non ho grandi esigenze e quando viaggio non cerco lussi"
"E quali mete insegui?"
"Nessuna, cerco sempre di oltrepassare un limite"
Sorride stirando le labbra contornate dalla matita scura.
"Ehi, hai intenzione di farmi un terzo grado?"
Sento che la tensione si sta allentando. Aspetto le sue mosse senza pregiudizi.
"E il tuo uomo? Lo lasci a casa?"
Rido. "Un uomo non è un accessorio! Comunque, da qualche anno ho deciso di non avere rapporti vincolanti"
Si è avvicinata la cameriera, ha lasciato sul tavolino la lista delle bevande e dei gelati e si è allontanata destreggiandosi abilmente fra la fitta rete delle poltroncine. Ordiniamo due Ceres. Bevo il liquido rosso con ingordigia, lei invece lo sorseggia come fosse un aperitivo. Poi lascia il denaro sul tavolo e si alza. I suoi pantaloni bianchi lasciano trasparire il filo che le passa fra le natiche. Si indovina un bel sedere, il movimento delle anche fa ondeggiare i glutei. Un culo che parla, l'avrebbe definito Omar, oltremodo sensibile al posteriore delle donne.
"Andiamo" E' quasi un ordine ed io ubbidisco. Non perché abbia grande considerazione della sua volontà, ma perché sono sempre più curiosa, sempre più decisa a conoscere le sue intenzioni. Lasciamo il lungolago e ci addentriamo in un viale del centro. Una strada costeggiata da negozi di ogni genere: gioielli, ceramiche, porcellane ed anche piccoli souvenirs di dubbio gusto. E' stagione di turisti, giovani ed attempati, con le facce arrossate dal sole seppure ombreggiate da ridicoli cappelli di paglia.
Ci fermiamo davanti ad un piccolo portone dal quale si intravede una lunga e stretta scala che ad un certo punto forma un gomito oltre il quale gli occhi incontrano il buio.
"Saliamo" E' sempre lei che conduce.
Saliamo l'una dietro l'altra. Alla fine della scala ci troviamo in un'elegante hall.
"Aspettami" mi dice. Si avvicina al concierge con il quale la vedo scambiare poche battute. Poi ritorna verso di me, che sono rimasta nel mezzo della grande sala, rigida come un cetriolo, e mi fa segno di andarle dietro. Percorriamo un largo corridoio con porte a destra e a sinistra. Giunti a metà si ferma davanti al numero 311 e passa la tessera magnetica dentro l'apposita fessura.
Ci troviamo in una stanza ben arredata: un sommier coperto di raso, un grande armadio a muro con le ante decorate da esili fregi, un secretaire ed una poltrona. Dall'ampia vetrata ci vengono incontro le alture verdi e fiorite. Ma lei tira le pesanti tende di raso e subito la stanza s'immerge in una rasserenante penombra. Mi prende un raro senso di benessere, di più, un rilassamento di tutte le terminazioni nervose, un lieve intorpidimento dei sensi che mi suggerisce di buttarmi subito su quell'invitante letto. Non avverto più stanchezza né fastidio, ogni pensiero abbandona la mia mente. E mentre il mio torpore mi culla in uno stato di anodina quiete, lei mi prende per le spalle e lentamente tira su la mia maglietta sfilandomela dalla testa. Realizzo di essere in sua balìa, nuda per metà, ma sono troppo debole per reagire. E all'improvviso avverto il desiderio di una carezza che mi blandisca e mi accompagni in questo viaggio verso un sonno di cui sconosco l'origine.
L'oscurità è quasi totale ma poco per volta gli occhi, adattandosi al buio, riescono a mettere debolmente a fuoco qualcosa: l'avorio delle tende, la massa dell'armadio, la sagoma della poltrona. Provo a sollevare la testa dal cuscino ma devo desistere, tutt'attorno è un vorticare di pareti. Non ricordo di avere bevuto eppure mi sento come se avessi trangugiato litri di alcol di cattiva qualità. La lingua s' impastoia nella bocca arida, anche se volessi dire qualcosa non potrei parlare. Non ricordo dove mi trovo e non so perché mi trovo in questa stanza semibuia. Che ci faccio da sola in questo letto? E come sono arrivata fin qui? Le tempie mi pulsano, mi assale la nausea. Cerco con lo sguardo di appigliarmi a qualcosa che possa riportarmi indietro di qualche ora. Già, ma che ore saranno? Alzo il polso per controllare l'ora sul mio swatch ma il quadrante colorato ha solo una serie di numeri indecifrabili. Lascio ricadere il braccio e chiudo gli occhi per tentare di ritrovare nella mente qualche elemento che mi conduca a riappropriarmi della mia realtà. Un portone, una scala, una donna. Due mani che mi percorrono la pelle con delicatezza. Poi, nulla. Improvvisamente il mio cervello si snebbia e lentamente comincio a ricordare: il bar, una donna elegante che mi chiede di seguirla, il lungolago, il Café du lac, l'albergo, la camera… Mi giro sulla mia destra ma accanto a me non c'è nessuno. Immagino che lei sia scesa nella hall, mi alzo faticosamente e vado in bagno, metto il viso e i polsi sotto il getto dell'acqua, a lungo, fino a quando il mio corpo ritrova il tono muscolare necessario a farmi muovere senza barcollare e la mia mente la lucidità che mi serve a ricostruire le ultime ore.
Il mio zaino è a terra, proprio vicino al tavolino da notte. Mi chino per raccoglierlo e noto un foglio giallo fermato da un bicchiere.
"Buon viaggio, Manuela, e cerca di non dimenticare che troverai sempre un limite"
Accartoccio il foglio nervosamente. Ma chi si crede di essere questa? Ha rovistato fra le mie cose, ha guardato i miei documenti. Sono furiosa, dove sarà andata adesso?
Afferro il mio zaino e mi dirigo alla hall. Cosa è successo che io non ricordo? E perché mi ha abbandonata senza una spiegazione?
La fuga di porte che sfilano lungo il corridoio mi dà un senso di vertigine.
Arrivo nella hall come un proiettile. Un giovane biondo in divisa azzurra come i suoi occhi mi guarda stranito.
"In cosa posso esserle utile?" dice.
"Ecco…io vorrei sapere…" Cosa gli chiedo? Non so come spiegargli ciò che desidero sapere, forse non è chiaro neanche a me stessa.
"Mi sa dire se la signora della camera 311 ha lasciato l'albergo?"
"Controllo subito"
Smanetta un poco con il computer. "La camera 311 è libera da quattro giorni"
"Non è possibile, sono scesa adesso da quella camera, ero ospite della signora"
"Spiacente, non credo di poterla aiutare. Magari si è confusa con le cifre"
"No, sono sicura, camera 311"
"Guardi da sé- mi fa cenno d'avvicinarmi al computer -vede?"
Che mi sta succedendo? Ho le allucinazioni?
"Per piacere, vuole controllare chi alloggiava in quella camera quattro giorni fa'?"
"Subito"
Pigia velocemente sui tasti. "Ecco… la camera era stata prenotata dal professor Egidio Ingardi. Ricordo benissimo, era qui per un convegno"
"Va bene, grazie" mormoro. Non so cos'altro potrei dire. Mi sembra di trovarmi in un film di Hitchcock. All'improvviso avverto una grande stanchezza. E la voglia di ritornare a casa. Che abbia trovato il mio limite?
BIOGRAFIA
Anna Maria Bonfiglio risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario e giornalistico. Pubblicista, ha collaborato al settimanale "Bella" del gruppo Rizzoli , ai mensili SiciliaTempo e Insicilia, alla rivista Silarus e a molti altri periodici di carattere letterario.
Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo ed un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia. Dal 1987 al 1998 è stata presidente dell'Associazione Scrittori e Artisti e nel 1998 del Gruppo Ottagono Letterario. Ha diretto il periodico Insieme nell'Arte. Ha collaborato con i periodici Kaléghé, Il Giornale del Mediterraneo, Sicilia Notizie, Giornale di Poesia Siciliana.
Attualmente collabora con la rivista La Nuova Tribuna Letteraria, con alcuni siti online (Italialibri, Progetto Babele, Domist, VDBD, Gas-on-line) e fa parte del comitato di lettura di Vibrisselibri.
Ha inoltre scritto prefazioni per antologie e raccolte poetiche.
Ha pubblicato le raccolte di poesia:
Le parole non dette (Ed.Thule, Palermo 1978); Le voci del silenzio (Ed.Thule, Palermo 1979); Uguali dimensioni (Ed. S.S.C Catania 1981); L’insana voglia di ardere (Ed. Gabrieli, Roma 1982, I°premio Fragmenta d’oro); Nell’universo apocrifo del sogno (Ed. Il Vertice, Palermo1985, premio Emily Dickinson); La Marna e l’Arenaria (poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Ed.Il Vertice, Palermo 1987); La donna di picche (Ed.Il vertice, Palermo 1989); Album - Sedici dediche (Ed.Insieme nell’arte, Palermo 1991,3° premio "Faliesi"); Spinnu (Ed.Pubbliscoop, Sessa Aurunca 1996, I° premio Città di Marineo e I° Premio Città di Prizzi); D’ombra e d’assenza (Issimo,Ed. Il Vertice, Palermo 1999); Le voci e la memoria (Ed. Gabrieli, Roma 2000, segnalazione Premio Marineo); Tra luce ed ombra il canto si dispiega -5 poeti per Palermo (Ila Palma, Palermo 2002); Per tardivo prodigio (Ed. Fondazione Thule Cultura, Palermo 2006, 2° Premio Erice Anteka)
La raccolta di racconti:
L’ultima donna (Ed. Pubbliscoop, Sessa Aurunca 1994) I romanzi: La verità nel cuore e Scelta d’amore (Confessionidonna, Milano,2006) Fra i tanti saggi: Il mito nella poetica di Cesare Pavere (supplemento a Insieme nell’arte, Palermo 1990); Camillo Sbarbaro-Il dolore del vivere ( Premio Silarus, Battipaglia, 1983); Ereditarietà e predestinazione nei personaggi dei Vicerè (Silarus, Battipaglia, 1983); Tentativo di indagine sui personaggi pirandelliani (Silarus, Battipaglia, 1997); Attualità e ambivalenza nell'opera di Charles Baudelaire (Silarus, Battipaglia, 1989); Motivi di femminismo nella letteratura italiana del primo Novecento (Silarus, Battipaglia, 1985); Maria Messina in Figure femminili del Novecento a Palermo (Ed.ULITE, 2000).
Sue poesie sono state tradotte in finlandese ed inserite nell’antologia
Valkosoihtujen tasangolle a cura di Anu Rinkinen.
Nel 1994 le è stato assegnato il Premio di Cultura "Città di Monreale". Nel 2005 ha ricevuto il Premio Speciale “Giacomo Giardina” alla carriera. Nel 2008 il premio letterario “Salvatore Gotta” per l’attività svolta nell’ambito della cultura nazionale

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