Musica

Passione rock

9 gennaio 2012
Passione rock

di Vincenzo Ruggiero Perrino “Rock ‘n’ roll” di Tom Stoppard (Einaudi, 2011), trionfalmente accolto nei teatri londinesi, non è la storia di “una” passione individuale per la musica, che pure aleggia sovrana per tutta la pièce, bensì quella delle tante contraddittorie forme che “la” passione assume nelle persone. Si va dall’ostinazione di Max per l’utopia comunista che la storia sgretola man mano che ai suoi occhi di idealista appare come l’unica forma possibile di convivenza umana, alla infatuazione di sua moglie Eleanor per la della poesia di Saffo, di un erotismo irrefrenabile, «impossibile da ingabbiare», che in qualche modo è metafora dell’imprevedibilità stessa della vita; dalla fragile inadeguatezza della loro figlia Esme, romanticamente devota al ribellismo giovanile e già proiettata verso i tempi nuovi, alla dedizione per la musica rock di Jan, costretto a fare i conti prima con l’ottusità del regime e poi con una stampa occidentale famelica, che «non parla mai della musica… solo del fatto che questo o quello sia simbolo di resistenza», senza capire che «gli agenti adorano i dissidenti come l’Inquisizione adorava gli eretici». Le vicende – che ruotano intorno al ruolo che la musica rock ebbe nel risveglio delle coscienze nei paesi socialisti –…

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Canzoni senza musica

28 ottobre 2011
Canzoni senza musica

di Sergio Rotino All’apparenza Prove tecniche di resurrezione, l’ultimo volume licenziato da Massimo Zamboni per Donzelli editore qualche mese fa, è una silloge poetica. Ma chi segue questo musicista e scrittore emiliano, sa che la raccolta non contiene poesie intese nell’accezione stretta del termine, bensì parole nate per il canto che qui è sono state obbligate a vivere separate dalla loro compagna naturale, la musica. Il nucleo forte di Prove tecniche si basa cioè sui testi delle canzoni che compongono i, per ora, tre lavori solisti di Zamboni. Ogni sezione, un album. Fra una sezione e l’altra vengono a inserirsi album all’altro tre prose e una manciata di inediti, quasi in funzione di contrappunto e decrittazione degli intenti di questo autore. Non per nulla le tre prose sembrano costituire l’idea di un viaggio di ritorno al sé, al proprio Io, attraverso la caduta, raccontando prima di Berlino, poi di Mostar, infine di Auschwitz. Tre luoghi in cui la storia dell’umanità è collassata su sé stessa, è implosa. Tre luoghi non della memoria, ma da mandare a memoria perché memento della miseria cui si può giungere, ma da cui si deve anche risalire avendo coscienza di cosa in quei luoghi è…

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