Una voce contro

10 giugno 2011

di Francesco Musolino


Il libro di Patrick Moore, L’ambientalista ragionevole edito da Dalai editore (pp. 512; €23), accende il dibattito relativo alla questione nucleare a pochi giorni dal referendum in programma per il 12-13 giugno.

Moore, è bene sottolinearlo, non è un esperto dell’ultim’ora ma una voce più che attendibile in quanto è fra i membri fondatori di Greenpeace. Tuttavia Moore abbandonò il movimento ambientalista  poiché questo «aveva acquisito troppo potere politico, scivolando in una deriva irrazionale assai pericolosa tanto da sviluppare una tendenza anti-umana». ­Moore da diversi anni è diventato un ambientalista ragionevole ed è convinto che la via più giusta sia quella dello sviluppo sostenibile ma l’allarmismo dei media e il sogno di un’energia rinnovabile, pulita e sufficiente per tutto il mondo può spingerci a compiere scelte drastiche: «Non è detto che la Germania spegnerà davvero tutti i suoi reattori entro il 2022».

Che siate favorevoli o contrari al nucleare, il libro di Moore pone questioni importanti come l’abitudine a utilizzare il legno come materiale da costruzione e soprattutto invita ad aprire gli occhi sul riscaldamento globale.

Stilos lo ha intervistato.


Perché, nell’aprile del 1971, ha deciso di aderire al movimento ambientalista che in seguito sarebbe divenuto Greenpeace?

Avevo già studiato quattro anni di ecologia ed ero al mio secondo anno di studio per un dottorato in ecologia presso la British Columbia University. Avevo già un atteggiamento radicale verso la guerra del Vietnam, la guerra fredda e la minaccia di un olocausto nucleare. A quel punto però volevo fare di più, volevo agire e così mi sono iscritto al Don’t Make Wave Committee. Siamo salpati da Vancouver per fermare un testing bomb americano sulla bomba ad idrogeno. Siamo diventati Greenpeace. Da allora ho dedicato la mia vita al lavoro ambientale e per capire il rapporto tra l’uomo e la terra.


Nel libro spiega come Greenpeace sia diventata sempre più potente e radicale nelle sue proteste, sino a condurla al paradosso di sviluppare una “tendenza anti-umana.” Di cosa si tratta?

Greenpeace e la maggior parte del movimento ambientalista, a poco a poco ha cominciato a credere che la specie umana è come una malattia o un cancro sulla Terra. Ma si tratta di un’analisi negativa e molto controproducente. E’ vero che gli esseri umani stanno trasformando la natura, ma tutto ciò che facciamo è con gli elementi naturali della terra. Noi non siamo invasori da un altro pianeta, siamo parte della natura e se la natura è un bene allora anche noi ne facciamo parte. Dobbiamo imparare a vivere in armonia con la terra, non a disprezzare noi stessi. Dobbiamo dare ai giovani speranza affinché possano costruire un mondo migliore in maniera realistica e ragionevole.


Nei primi anni ottanta è diventato un “ambientalista ragionevole.” Cos’è lo sviluppo sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile sostiene che noi possiamo continuare a prendere il cibo, l’energia e i materiali per sopravvivere, ma significa anche che possiamo migliorare le nostre procedure (metodi) e le tecnologie in modo da danneggiare l’ambiente meno possibile. Inoltre dobbiamo anche porre rimedio ai danni già inferti alla Terra, ad esempio trattando i terreni dove si è proceduto a costruire miniere per restaurare l’habitat distrutto. Questa è la base dello sviluppo sostenibile.


Il fatto co-fondatore di Greenpeace non sia allarmato dal cambiamento climatico non può non suscitare sensazione. Perché pensa che il terrore del riscaldamento globale sia ingiustificato?

Io non ignoro il cambiamento climatico, ma tutti i miei studi indicano che il cambiamento climatico è una parte normale della natura e che non abbiamo alcuna prova scientifica che gli esseri umani sono diventati la causa principale dei cambiamenti climatici. Io credo che un mondo più caldo sarebbe utile e un mondo più freddo possa essere dannoso. Inoltre, anche se la nave sulla quale ci troviamo sta affondando è sbagliato farsi prendere dal panico, ciò conduce a prendere decisioni sbagliate. Dobbiamo essere calmi, studiare il clima con attenzione e non prendere decisioni economiche che danneggeranno la nostra società anche più dei cambiamenti climatici.


Non pensa che i media siano sempre troppo radicali sulle questioni ambientali?

Sì, è compito dei media creare e perpetuare il conflitto e l’allarmismo per attirare lettori e introiti pubblicitari. Così i media esagerano sempre i problemi, sia a livello politico che ambientale.


Infine, la questione più attuale. In Italia il 12 giugno si voterà su un referendum per fermare il nucleare .La Germania ha appena deciso di chiudere tutte le sue centrali entro il 2022. Lei dice che la tecnologia nucleare è la più sicura e la più affidabile. E’una provocazione o ne è davvero convinto? Non sarebbe meglio investire tutto sulle energie rinnovabili?

L’energia rinnovabile non è una cosa sola, ci sono molti tipi di tecnologie di energia rinnovabile e ciascuno ha debolezze e punti di forza. Le migliori energie rinnovabili sono su richiesta, quando ne hai bisogno. Ciò include la biomassa (per lo più in legno, circa il 70% di tutte le energie rinnovabili) e l’energia idroelettrica (circa il 20% di tutte le energie rinnovabili) e anche le pompe di calore geotermiche e solari di acqua calda che possono essere facilmente immagazzinati. Il problema è che tutta l’attenzione è sull’energia solare ed eolica: ma non sono fonti energetiche continue ed affidabili ed inoltre sono molto costose. La Germania può cambiare la propria posizione nei prossimi dieci anni, quando il panico sarà finito. Non una persona è morta per le radiazioni di Fukishima ed è improbabile che qualcuno morirà per tale causa. In realtà i combustibili fossili e l’energia idroelettrica, causano molti più morti e ben 1,3 milioni di persone muoiono in incidenti stradali ogni anno. Il nucleare è una delle tecnologie più sicure mai inventate e l’economia tedesca pagherà a caro prezzo questa decisione.

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