Tullio Avoledo raccoglie la sfida lanciata da Dmitry Glukhovsky, russo poco più che trentenne famosissimo autore di Metro 2033 e Metro 2034, due libri cult, diventati anche videogames, che sono stati pubblicati in origine sul proprio sito con un accesso gratuito ai lettori, dando vita a un esperimento interattivo che ha coinvolto migliaia di utenti-lettori russi i quali potevano apportare migliorie al testo e svilupparlo. Ora Glukhovsky gira il mondo cercando di coinvolgere autori di diverse nazionalità per capire cosa succede altrove mentre nella Russia post-apocalittica protagonista dei suoi due romanzi, l’umanità sopravvissuta si ripara dalle radiazioni nelle stazioni della metropolitana di Mosca, divisa in comunità connotate politicamente.
Nasce così il progetto “Metro Universe”, una narrazione internazionale delle vicende post-apocalittiche immaginate da Glukhovsky e Tullio Avoledo è il primo scrittore italiano a parteciparvi, con Metro 2033: Le radici del cielo, romanzo disponibile tra pochi giorni, pubblicato sempre da Multiplayer Edizioni, e ambientato nel 2033, on the road tra Roma e Venezia, via Urbino, in un’Italia devastata dalla stessa catastrofe nucleare raccontata nel romanzo originale.
Avoledo legge Avoledo in “Le radici del cielo”
Qui c’è la pagina web dedicata al libro
Davide Malesi parla del libro e del progetto e ha intervistato per Stilos, Tullio Avoledo:
Le radici del cielo, di Tullio Avoledo (Multiplayer.it Edizioni, 416 pagg.) è forse ad oggi il tentativo più riuscito della scena letteraria italiana di dire la sua nel mondo dei romanzi post-apocalittici: quel filone fantascientifico che gli anglofoni, sempre pronti a trovare una definizione per tutto, chiamano “Post-Holocaust” con esplicito riferimento a un disastro (quasi sempre nucleare, ma non per forza) che ha spazzato via gran parte della civiltà e della razza umana. Si tratta di un genere fecondo, e dall’altra parte dell’Atlantico vi si sono cimentate penne illustri della SF come Roger Zelazny e James Shirley, ma anche autori considerati mainstream (si pensi a “La strada” di Cormac McCarthy). Addirittura, si sono moltiplicate le variazioni sul tema: la guerra immaginata da Charles Sheffield nei suoi romanzi non ha distrutto solo la Terra, ma buona parte del Sistema Solare; così come il mondo pensato da Frederik Pohl per i romanzi del ciclo degli Heechee è sull’orlo del disastro ambientale, ma non c’è ancora entrato con tutt’e due le scarpe. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.
In Italia, il genere è meno frequentato; vengono in mente giusto alcuni romanzi di Valerio Evangelisti e il molto bello, e ingiustamente dimenticato, La morte di megalopoli di Roberto Vacca. Tullio Avoledo, scrittore prolifico e multiforme (a maggio 2011 Einaudi Stile libero ha dato alle stampe il suo thriller Un buon posto per morire, scritto a quattro mani con Davide “Boosta” Dileo, famoso per essere il tastierista dei Subsonica) delinea un approccio venato da intrighi politico-religiosi che si avvantaggiano, non a caso, degli elementi di fascino contenuti nel passato del nostro Paese. Avoledo ha provato a scrivere un “quest novel” ambientato in un futuro postatomico, in cui l’asprezza del contesto accresce la drammaticità della ricerca (perché invariabilmente, in un mondo ove tutto scarseggia, ciò che è prezioso e unico assume un valore pressoché mistico, trascendentale). “E’ un mondo in cui l’Italia è devastata”, ci ha raccontato lui stesso, “ma a Roma i sopravvissuti si sono organizzati attorno a un embrione di potere religioso che è tornato a essere anche potere politico. Però questa cittadella di sopravvissuti, che sono riusciti a sopravvivere all’olocausto atomico rifugiati in catacombe, è politicamente divisa per via del fatto che il Papa è morto”.
Torna alla mente il meraviglioso Ciclo del Nuovo Sole di Gene Wolfe, il cui fascino derivava dall’ambientazione decadente, di una terra desolata e povera di risorse, ma anche dall’abbondanza di richiami alla simbologia religiosa – a cominciare dal nome latino della spada del torturatore esiliato Severian, “Terminus Est”, passando per l’atmosfera claustrale in cui vengono addestrati gli aspiranti torturatori, alla dottrina mistica che sostiene il potere dell’Autarca.
Come nei romanzi di Wolfe, in Le radici del cielo un evento drammatico – lì era l’arrivo di Thecla e il tradimento di Severian, qui è la morte del Pontefice – fa da pretesto per un viaggio avventuroso. Nel romanzo di Avoledo, il cardinale Ferdinando Albani è riuscito a ottenere dalla potentissima famiglia Morii – che, morto il Papa, fa il bello e il cattivo tempo nella Città Eterna – l’autorizzazione a inviare una spedizione a Venezia per recuperare un tesoro di grande valore, celato nella basilica di San Marco. “Ma in realtà Albani”, ci racconta ancora Avoledo, “ha un suo disegno politico. Sembra che a Venezia sia ancora vivo il Patriarca della città. Albani vuole condurlo a Roma, per indire il conclave che potrebbe eleggere il nuovo Papa… e porta con sé John Daniels, un prete americano che si trovava a Roma il giorno in cui la città è stata distrutta”.
Avoledo usa il fascino delle nomenclature papaline, e dei riti cattolici, per creare un mondo nuovo e affascinante. “Ci sono i cardinali, le Guardie Svizzere, i preti, il Vaticano, ma tutto è cambiato. Non al punto di essere irriconoscibile, ma è chiaro che il cataclisma nucleare ha inciso profondamente sul territorio. L’ambiente è diventato ostile, più selvaggio, più pericoloso. Attraversare mezza Italia è un’avventura piena di incognite, non ci sono più comunicazioni, nessuno sa cosa c’è aldilà dell’orizzonte”. Le radici del cielo è ambientato nello stesso mondo dei romanzi di Dmitry Glukhovsky, “Metro 2033” e “Metro 2034” (pubblicati in Italia da Multiplayer.it Edizioni) che hanno avuto successo internazionale al punto di sbarcare nel mondo dei videogiochi con un titolo di successo ispirato al primo romanzo. Tullio Avoledo afferma di aver apprezzato non solo i romanzi di Dmitry, ma anche il videogame, anche se di solito “preferisce i giochi di strategia in tempo reale agli shooter in prima persona, per quanto d’atmosfera”. Il romanzo di Avoledo è, dunque, il tentativo di espandere l’universo letterario prodotto da un altro autore; qualcosa che Dmitry Glukhovsky ha sempre incoraggiato. Glukhovsky ha descritto nei suoi libri le vicissitudini della popolazione moscovita, che dopo l’olocausto nucleare si sarebbe rifugiata nel labirinto della metropolitana, creandovi una molteplicità di culture tribali, ciascuna dotata di proprie credenze, tabù, miti. Ma il giovane autore russo desiderava anche vedere come altri autori avrebbero raccontato gli eventi dei loro Paesi dopo l’olocausto atomico che aveva immaginato. Tullio Avoledo ha risposto alla sua chiamata, immaginando la sua Italia post-atomica.


[...] Mangialibri.com Stilos.it/blog Il Recensore.com [...]
[...] Mangialibri.com Stilos.it/blog Il Recensore.com [...]