Posts Tagged ‘ fumetti ’

Benni a fumetti

4 giugno 2012
Benni a fumetti

di Sergio Rotino Il valore di Siamo lieti di averla tra noi. I racconti di Stefano Benni a fumetti, è puramente documentale, cosa in genere comune a tanti cataloghi. Nello specifico, questo raccoglie le tavole dei vincitori e dei selezionati fra i partecipanti all’omonimo concorso per autori di fumetti, bandito dal portale del Comune di Bologna-Progetto giovani Flashfumetto.it nel 2010. Il portale dedicato al fumetto ha voluto “mettere in mezzo” per la sua terza edizione uno dei narratori bolognesi più famosi. Diciamo che ha voluto fare “tutto in casa”, omaggiando indirettamente questo autore che, sue parole, ha un rapporto con i fumetti «altalenante, in alcuni periodi li leggo, in altri mi dimentico che esistano», come afferma nell’introduzione al catalogo. E come rincara subito dopo, quando dice: «Io mi nutro e mi sono sempre nutrito di libri, e in mezzo magari c’era anche qualche suggestione dal cinema o dai fumetti, ma non sono mai stato un cultore dell’immagine». Aspettate, non è tutto. Benni precisa che, se proprio si vuole parlare di fumetto, lui si «sente legato a un tipo di fumetto abbastanza vecchio, come ad esempio quello di Will Eisner», al massimo si spinge fino ad Andrea Pazienza e al suo…

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Mediocre… il fichissimo…

18 maggio 2012
Mediocre… il fichissimo…

di Sergio Rotino In principio fu Jeff Kinney con Il diario di una schiappa e sue appendici seriali. Dopo di che ecco venir giù tutti gli altri. Una manciata e più di emuli o assimilabili, compresa Liz Pichon con questo Il fichissimo mondo di Tom Gates, pubblicato da pochi mesi in Italia per DeAgostini con la discreta traduzione di Giovanna Scocchera. Il problema di tutti gli emuli o assimilabili è che un’idea geniale o quanto meno parageniale, diciamo interessante, è al solito molto difficile da clonare instillandole nuove stimmate di originalità. Venendo al libro della Pichon, questo aspetto si evidenzia nel personaggio-narratore Tom Gates, che soffre di una certa grigia piattezza, malgrado ce la metta tutta, ma proprio tutta per convincere il lettore del contrario raccontando quelle che per lui sono “storie buffe”, immancabilmente corredate dal suo compulsivo bisogno di riempire di scarabocchi relativamente artistici ogni centimetro di quaderno. Il tormentone del come continui imperterrito a rimandare l’incontro con i compiti da fare a casa, quindi il posticipare con ogni tipo di scusa la loro consegna al prof Fullerman, ne è un esempio: nella ripetitività si riscontra la monotonia più che una vivacità di invenzione (ma, chissà, forse è questo…

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Questa è Canicola

12 maggio 2011

di Luca Tortolini Arriverò ultimo a dirlo, ma Canicola è veramente la più importante rivista di fumetti che abbiamo oggi, in Italia. Le sue pagine sono un luogo che ha come destino la ricerca grafica e narrativa. Questo numero della rivista in particolare vuole celebrare a suo modo i 150 anni dell’Unità d’Italia, usando «uno schema chiaro: trasversalità, montaggio, (inter)generazionalità». Così scrive nell’introduzione Edo Chieregato, che assieme a Liliana Cupido costituisce il gruppo dei curatori del “progetto Canicola”. Dentro le pagine di Canicola numero nove ci sono allora ventuno storie di ventuno autori diversi: Mattotti, Ricci, Monti, Toccafondo, Nanni, Giandelli per elencarne alcuni e in ordine casuale. Ventuno autori tra i migliori in circolazione e che, tavola dopo tavola, convivono fra di loro e danno una forma unitaria alle tante possibilità del fumetto, ognuno sempre mantenendo la propria identità, com’è giusto sia. Memorabile, per quanto mi riguarda, la storia di Toccafondo (Culo d’oro) e quella di Monti (Contro gli dei). Non meno belle, per grafica e narrazione, le altre. Canicola 9, pp. 264, € 18, Canicola edizioni Segnalibro

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Amore e magia ai tempi del grande Gatsby

9 maggio 2011
Amore e magia ai tempi del grande Gatsby

di Sergio Rotino Intimamente citazionista Il baule Sanderson, graphic novel firmata testi e disegni da Jean-Claude Götting, ha al suo centro una storia d’amore tragica, che pare uscita direttamente da una costola del Grande Gatsby, con l’aggiunta di elementi tipici dei movie drama americani degli anni Trenta e l’aggiunta dell’accorto prelievo da The prestige, pellicola sui “maghi” diretta da Christopher Nolan nel 2006. Götting però utilizza i riferimenti a queste e ad altre opere in modo da costruire una storia autonoma e di grande intensità, offrendola al lettore proprio attraverso il binomio ineccepibile di testo e disegno (ampio uso di carboncino e mezze tinte). Stessa cura si nota nella messinscena della natura umana, delle sue pulsioni, come nella stessa ambientazione in cui si muovono i personaggi (gli anni Trenta, appunto, fra Parigi e New York). Tutto scorre fluidamente, facendo risaltare la monoliticità stereotipica dei tre personaggi attorno a cui ruota la vicenda: il grande Sanderson, illusionista à la Houdini incapace però di sfuggire al proprio destino; Marie e Réné Van Nolde, moglie decisa a lasciare un marito che non ama e marito deciso a vendicare il tradimento. Va da sé che tutto giunge alle dovute conclusioni, come da copione risaputo…

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Con la morte non si scherza

28 aprile 2011
Con la morte non si scherza

di Sergio Rotino L’oggetto è strano, ricalcando le forme di un libretto tascabile. Il titolo sembra un brutto calco fitzgeraldiano (ma è così anche nell’originale francese) e non attrae molto. Lo si sfoglia e anche il tratto, schematico ma non approssimativo, non ispira più di tanto. Sono parecchi gli elementi che giocano contro questo “illustrato” della giapponese Toriko Kino, alias Kinotoriko. Anche il dialogo con la Morte, inscenato come continuo botta e risposta fra il bianco e il nero delle tavole giustapposte come fossero specchi, fra una giovane donna che vuol farla finita e uno scheletro (la tetra Signora) che cerca di convincerla del contrario, non è che dica molto. Sì, certo, il ribaltamento dei ruoli, il testo che porta ragioni per guardare al mondo positivamente ecc. Però… Il problema qui è dell’autrice. E non nell’essersi affidata a (fidata di) parole già dette e a uno stile buono forse per dodicenni, ma nel non saper interpretare il tema che si è dato, non padroneggiandone tempi e modi. Tanto che, quando si giunge al momento epifanico del racconto, parole e tratto non rivelano ma scivolano via, senza colpire il lettore. Brutta cosa. Kinotoriko, Tenera è la morte, trad. Francesco Lato, Valentina…

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