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Cetta Petrollo - Il salto della corda

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Le quattro stagioni, le età della vita

CETTA PETROLLO
Il salto della corda
Pref. di Tommaso
Ottonieri
pag 80, euro 13
Manni

Andrea Caterini


Più che racconti, quelli de Il salto della corda (Manni) di Cetta Petrollo (poetessa e scrittrice ma pure Direttrice della storica biblioteca romana Vallicelliana) sono frammenti.
Sappiamo che in filologia un frammento è la parte di un'opera a noi non rinvenuta interamente. Da quella "parte", che rappresenta a suo modo una testimonianza, noi cerchiamo di decifrare il tutto. Così con gli scritti della Petrollo ci sembra di essere davanti a delle tracce di un'architettura più grande tutta da scoprire. Eppure, ciò che c'è da portare in luce, non è in questo caso un'opera o una parte mancante della stessa, ma l'unicità della scrittrice stessa. Leggendo i frammenti del Salto della corda però, non si ha la sensazione che all'opera manchi davvero qualcosa. L'autrice scrive come volontariamente tracciando una geografia dell'io frammentaria. Nella prefazione a un suo vecchio libro di sonetti e stornelli, Amelia Rosselli scriveva che le poesie di Cetta Petrollo testimoniavano un talento alla ricerca di una sua forma specifica, e quella forma da scovare era nient'altro che la definizione, chiara, di un'io. Credo che l'auspicio della Rosselli sia ora realizzato interamente in questo libro. Il salto della corda è diviso in quattro parti che prendono il titolo dai nomi delle quattro stagioni. Pare che l'autrice voglia accostare alle stagioni le età della vita. Se ci sforzassimo di leggere il libro a questo modo, ci accorgeremo pure che quel recupero delle proprie età è lo sforzo di cercare le tracce di se stessa e di ciò che è stata nella memoria non già della mente, quanto invece quella, ben più veritiera e meno mistificatrice, del proprio corpo. Allora Il salto della corda va letto in realtà come un viaggio interiore. Ogni stagione (o età appunto) è in verità un passo in avanti dentro se stessa - come un kierkegardiano "ritorno in avanti". La Petrollo cammina come recuperando e sistemando dentro di sé le cose che non ha mai davvero perduto. E quando si trova alla fine del viaggio, che è certamente la scoperta della propria vecchiaia vissuta però sempre con ironia e mai con malinconico disincanto, sembra tornata ad essere una bambina. Ma non si pensi a una regressione. La questione è più profonda. Ora che ha recuperato dentro di sé tutti i suoi affetti, tutti gli oggetti che la vita le aveva fatto incontrare, Cetta Petrollo pare li voglia sistemare come fossero quei vecchi giocattoli che non abbiamo mai dimenticato. Attenzione però, perché quel gioco recuperato è serissimo: è un dono. Quel dono è, come lo chiama l'autrice in uno dei suoi frammenti, un corpo glorioso. Un corpo quindi, che ha avuto il dono di vedere con gli occhi della mente la profondità del proprio essere. Il grande pregio - che va preso come un valore - del Salto della corda di Cetta Petrollo è quello di non lasciare che tutta questa attenzione alla profondità della nostra vita - i nostri affetti perduti e quelli ancora tutti da vivere, i nostri dolori e malattie -, non venga dissipata dal quotidiano arrendersi dei giorni.



Cetta Petrollo è nata nel 1950 a Roma, dove vive. Moglie del poeta Elio Pagliarani, esordisce nel 1984 con la raccolta Sonetti e stornelli, con la prefazione di Amelia Rosselli. Nel 2001, per Manni, ha pubblicato Poesie e no e nel 2007 il romanzo Senza permesso (Stampa alternativa), introdotto da Walter Pedullà. Dirige inoltre la Biblioteca Vallicelliana e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma.

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