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Di Stefano Paolo - Potresti anche dirmi grazie

RECENSIONI




Non un saggio sull'editoria
ma una confessione degli scrittori

PAOLO DI STEFANO
Potresti anche
irmi grazie

pp. 417, euro 19,80
Rizzoli, 2010

Alberto Pezzini

Un libro sull'editoria è abbastanza comune, quasi scontato. Con il caldo manco lo si vede, praticamente. Un libro sul lato umano dell'editoria, cioè sul rapporto che gli editori hanno con gli scrittori, invece spacca.
Potresti anche dirmi grazie (Gli scrittori raccontati dagli editori, pagg. 418, Rizzoli) è il libro che Paolo Di Stefano, giornalista di cultura del Corriere della Sera nativo di Avola, ha scritto interrogando un bello stormo di editori, quasi tutti di peso editoriale ma anche di spessore puro in termini di semplice amore per il libro. E per la cultura.
Su tutti - come una sorta di padre spirituale o di antica maschera ispiratrice - la presenza del biancocanuto e gelido ma geniale Giulio Einaudi, un editore cattivo, imponente, onnivoro.
Sono ventotto interviste sviluppate con l'intento determinato di ottenere dall'editore un'occhiata speciale per il suo scrittore magari più rappresentativo, o anche per comprendere le ragioni di un "tradimento" letterario. Resta il cruccio più doloroso per gli editori, l'abbandono, di solito maturato per editori più grandi o più generosi in materia di anticipi o più distribuiti.
Il risultato del libro sembra quasi psicanalitico ed inaspettato nel senso che dalle interviste emerge soprattutto il desiderio - dell'editore tradito - di capire l'umanità dello scrittore, nel momento più nevrastenico che coincide con con la stesura del libro, o nei momenti più sereni come le cene e la convivialità in generale dove gli scrittori si rilassano e restano senza la maschera dell' autocontrollo, fino al momento sempre temuto del tradimento.
Che resta un trauma umano, economico e d'immagine ogni volta da parametrare all'importanza dello scrittore che cornifica.
Ecco perché questo libro diventa non un saggio sull'editoria, ma una confessione lunga fatta dagli scrittori disgelati.
In Bompiani Alberto Moravia mise radici solide e senza esitazioni. Non tradì mai la casa editrice anche se aveva uno stile molto secco, ridotto al minimo della comunicazione tra le parti. Mandava biglietti stringati del tipo "Aspetto l'anticipo", "Mando la prima bozza", e non di più. Non fu uomo neanche invaso dall'invidia per Il Nome della Rosa che nel 1982 stravolse il mondo editoriale come una bufera. Moravia era un uomo portato - forse anche come Sciascia - a comunicare più per iscritto che con le parole. Possedeva una sorta di distacco di sicurezza dalle cose, una specie di atarassia data anche dalla profondità in cui era abituato a vivere.
Sarà per quello che entrambi si ritrovarono dentro le proprie case editrici come all'interno di una culla serena, da non lasciare anche per evitare inutili complicazioni terrene: Moravia in Bompiani e Sciascia in Adelphi.
Emblematico comunque del fatto che - a volte - non è dio danaro a determinare una rottura, resta il caso - ad esempio - della Susanna Tamaro che (dopo il successo tremendo di Và dove ti porta il cuore con Dalai) se ne andò.
A Dalai resta fedelissimo invece Giorgio Faletti che esplose in modo bombastico con Io uccido, un formidabile thriller ambientato a Montecarlo attraversato da una sensazione di elettricità giammai registrata nel romanzo giallo italiano. Quando uscì, Faletti aveva avuto un ictus e D'Orrico su Sette gli dedicò la copertina ed un articolo vibrante come cicale di notte. Fu gloria. A proposito di tradimenti. Sembra un po' come nella vita, quando subisci l'onta e la beffa di chi ti cornifica, poi ti lambisce una vita migliore, o un'occasione più ghiotta. Sembra averlo provato di persona Cesare De Michelis, il fratello dell'ex ministro Gianni, il socialista conoscitore delle lingue e delle discoteche. Cesare è il patron della Marsilio, una casa editrice consustanziale all'acqua della laguna veneziana che ha lanciato per primo la Tamaro la quale - con Dalai appunto e Và dove ti porta il cuore - avrebbe venduto quattordici milioni di copie nel mondo.
Un'altra amara scoperta sarebbe stata Margaret Mazzantini, con Il catino di Zinco, che nel 1993 stava scrivendo proprio quel libro, arrivato poi secondo al Campiello con 100.000 copie. Cesare la chiamò al telefono, dopo aver letto un' intervista sempre su Sette ed aver visto una sua bellissima foto con quegli occhi di ceramica dove il cielo sembra essersi fermato, e le disse:Sono il tuo editore.
Il tradimento arrivò e Margaret se ne andò per la Mondatori - a sentire De Michelis - in un modo un po' gaglioffo, come fanno certe donne che ti mollano al telefono e sembrano seccarsi che non hai ancora capito. De Michelis la definisce una donna dura ed ambiziosa, dove forse la durezza è perfino una delle sue doti. La rivincita sul tradimento per Marsilio ? La trilogia di Millenium di Larsson che arriva come un altro Mankell qualsiasi, ossia un buon prodotto della giallistica svedese ma niente di più. Anche qui un evento che sembra avere in qualche modo violentato l'attenzione dei lettori (la morte dello scrittore) ed una sorta di passaparola a mò di incendio cortocircuitante per tutta l'Europa. Una sorta di manna per un editore di medie dimensioni che oltretutto aveva vissuto molto male i propri abbandoni. Nel campo dell'editoria media - ma soltanto per le dimensioni prettamente fisiche dell'azienda - avere un successo come Millenium significa poter continuare a fare bene il proprio lavoro senza l'affanno martellante dei soldi. Una sorta di sicurezza che placa anche certe malinconie e dispiaceri acuminati quanto improvvisi come piogge acide.
Un'altra casa editrice che deve molto ad un suo autore è la raffinata Sellerio di Palermo che - con Camilleri of course - è riuscita a sistemarsi bene. Oggi non potremmo pensare ad un Camilleri (del tipo Montalbano) se non con la veste tipica dei libretti blu rilegati stretti stretti con quella grafica elegante, nera come la seppia del mare siciliano e di Ulisse. Così come certi personaggi - trovata una certa nicchia - non possono quasi respirare in altre case editrici:provate ad immaginarvi un Montalbano, oppure un Guido Guerrieri che vi parlano da altri volumi. Ne ricavereste comunque un senso di straniamento, o di sconcerto. Lasciamo da parte il caso di Acqua in bocca, ossia quella prova a due tra l'ispettrice di Carlo Lucarelli ed il Commissario Montalbano di Vigata, perché resta un buon esperimento letterario che - tuttavia - potrebbe anche vivere soltanto dell'eco dei suoi personaggi per restare poi davvero muto in futuro. Perché ognuno dei pesci deve respirare dentro le proprie acque anche se la Minimum fax, casa editrice nata da un foglio trasmesso a mezzo fax appunto, è destinata a coniare invenzioni editoriali frutto di un amore per gli autori veramente ancora primigenio.

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