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Erika Bianchi - Sassi nelle scarpe

INTERVISTE




Trovare la salvezza per ritrovare se stessi

ERIKA BIANCHI
Sassi nelle scarpe
pp. 264, euro 14,50
Dario Flaccovio Editore, 2010

Gianni Paris

Scrivere un libro con un alto quoziente di difficoltà, tipo un triplo salto mortale carpiato all’indietro, col risultato spiazzante: l’autrice, Erika Bianchi, dopo essere sparita dal pelo dell’acqua, non concede nemmeno uno schizzo fuori dalla vasca ai suoi lettori. La metafora sportiva si addice all’abilità mostrata dalla giovane scrittrice fiorentina, in grado di imbastire una storia reale, quella della vita di Miriam, la protagonista, che sta attraversando una di quelle fasi riflessive in cui ogni giorno bisogna fare i conti con la propria calcolatrice morale ed esistenziale, con l’unico obiettivo di uscire al più presto dalle insidiose sabbie mobili. Stilos ha intervistato Erika Bianchi.
"Mamma, quando rinasco come mi chiami?". Dica la verità, dopo questa prima frase, non si è fermata più?
Dico la verità: l’inizio l’ho scritto alla fine. Come si fa con le tesi di laurea o con le pubblicazioni accademiche, in cui introduzione e conclusione si stendono per ultime. Solo che in questo caso non si è trattato di una strategia di composizione, ma della competenza di una editor che ha fiutato subito i punti più deboli del romanzo, li ha messi in un vetrino sotto il microscopio e mi ha invitato a guardarci dentro. E io ho visto e ripulito, tagliato, cucito e riscritto. L’inizio era una delle parti più bisognose di mondatura e l’ho rifatto di sana pianta. E’ stato come piazzare una locomotiva in testa a un treno di cui conosci già tutto, dal peso dei vagoni al colore delle fiancate.
Miriam, la protagonista, è un'insegnante di latino al liceo ed è separata. Ha un bimbo di quattro anni e cerca di far quadrare i propri conti. Possiamo dire che trova la salvezza grazie al suo sguardo ironico?
Se trovi la salvezza non lo so, però ritrova se stessa, che forse è persino più importante. E sì, a tenerla a galla nel suo piccolo tsunami esistenziale è proprio l’ironia, una risorsa preziosa che permette a Miriam di cavarsela nonostante il veleno telefonico di sua madre, gli alieni che si siedono ai banchi della sua classe, un ex fidanzato troppo giovane e un ex marito troppo vecchio, un ruolo materno in cui si sente costantemente inadeguata e insicura e in generale un contesto di solitudine metropolitana in cui capita persino di appassionarsi a un assurdo (ma neanche tanto) reality show e provare un sentimento di sorellanza per una meteora del tubo catodico.
Questo suo Sassi nelle scarpe è un libro sulle debolezze dell'essere donna: dopo 261 pagine qual è il consiglio che darebbe ad una o più amiche della sua Miriam, per arginare le zone d'ombra dell'esistenza?
Ricordarsi di quello che si era prima che l’adolescenza finisse, prima che il precariato, le rate del mutuo, il matrimonio, la maternità, l’affitto, la cronica mancanza di tempo e insomma la vita trasformata in un tetris gigantesco ci piombassero addosso smorzando quella scintilla che ci faceva sentire uniche e incorruttibili. Scavarsi del tempo per sé, per riconoscersi anche dentro quel sacco di iuta informe in cui a volte ci ritroviamo infagottate a scapito delle nostre meravigliose curve. Scrollarselo di dosso e trovare degli altri cenci, comodi e nostri, in cui continuare il viaggio proteggendo al tempo stesso quella parte vitale, diversa per tutte, che ognuna di noi conosce per sé. E non tradirla.

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