GEMMA GAETANI Elogio del tradimento. Conquista, tradisci, nega!
pp. 244, euro 12,50 Vallecchi
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Stefano Spagnolo
C'era una volta la fedeltà ma ho dovuto ammazzarla. In oltre duecento godibilissime pagine, Gemma Gaetani tesse l'elogio del tradimento, ma soprattutto intona l'epicedio della coppia. Sentina di ogni vizio, istituto della contronatura, Gaetani vi si scaglia come Nietzsche se la prendeva con Paolo di Tarso e il cristianesimo. Tanto quanto quello era l'Anticristo, questo Elogio del tradimento si può ben considerare un'Anticopula. Un po' enchiridion, un po' breviario (ci sono anche gli esercizi, una lista di FAQ e una playlist di ascolti da fare e da non fare nel tradimento), il pamphlet di Gaetani intende convincere i suoi lettori non solo dell'utilità ma dell'inevitabilità e salubrità del tradimento. Il tradimento - esercizio libero ma segreto -, insegnando a mentire migliora l'umore, l'autostima, il look, rende più attraenti, più desiderati. Senza vittimismi né sensi di colpa. Poiché l'unico comandamento cui l'individuo dovrebbe sottostare è l'apodittico: "l'unico io cui sono fedele è il mio". Con stile a un tempo colloquiale e colto, e con passi davvero esilaranti (la descrizione delle meschinità e delle ottusità della vita di coppia sono quanto di più divertente letto sull'argomento, essendo crudamente realistiche) l'autrice passa attraverso la filologia (l'analisi disincantante del verbo tradere, considerato nella sua mera accezione di 'trasferire'; maliziosi accostamenti fra matrimonium e mercimonium, arditi slittamenti da adulterio a adulto, il primo ritenuto passaggio inevitabile per conseguire l'âge d'homme), la cronaca l'arte la letteratura, l'esperienza diretta, l'osservazione sociologica e l'excursus storico (il concetto di matrimonio in epoca romana, pragmaticamente inteso ai fini utilitaristici), pervenendo alla demolizione di una oramai rovina, di un relitto quale è da considerarsi l'istituto della coppia e la relativa fedeltà eterna che i suoi membri si promettono vicendevolmente. Gaetani, anche giocando un po' sporco (vedasi il riassunto, dettagliatissimo fino all'estenuazione, della Justine sadiana) si propone di persuadere il lettore circa l'inanità della virtù e della correlativa necessità del vizio. "Trovare una preda per tradire è come pregare: ogni luogo è buono." (p. 185 ) Per nulla surrettiziamente la partita tra ingannatore e ingannato è un ingaggio che svela la propria natura venatoria e introduce il postulato del partner come rivale: sto con te ma ti tradisco nella consapevolezza che tu farai altrettanto. Certo, non lo si ammette, ma il tradimento è anche faticoso. Perché operare di nascosto, mentire spudoratamente, ingannare, mettersi alla caccia della preda (sono questi, appunto, i termini utilizzati dall'autrice) implica un certo lavoro, una considerevole energia da spendere. La domanda è: chi ce lo fa fare? Non è più semplice tagliar corto e divorziare o rompere con il partner quando il sentimento viene a mancare? Piuttosto che cercare altre strade, mantenendo uno status di doppia condizione? Qual è il giovamento nel sostare e permanere in uno stato di ambiguità? Non è più dispendioso, in termini di energie psichiche ma anche economiche visto che pure di quest'aspetto si discorre molto nel trattato, continuare a mantenere la moglie/marito/compagno/compagna e amante/i contemporaneamente? Mantenersi in due condizioni contraddittorie? Salvo considerarlo un incentivo all'agonismo, all'erotoagonismo - ma allora perché non fare come Don Giovanni, rimanere liberi, non legarsi mai vita natural durante -, invece di perseguire nella doppiezza? Ma l'impalcatura teorica del libello si regge appunto sull'evasione preordinata di simili presupposti e osservazioni... Gaetani non scioglie il nodo paradossale per cui ci si vede costretti al tradimento, ma anzi, spinge il paradosso fino in fondo, arrivando quasi a teorizzare una concezione prescrittiva del tradimento. L'avvertita necessità del volume posa su un assioma ritenuto scontato, ovvero che formare una coppia sia obbligatorio, che la "coppia-bunker" (p.37) sia by very definition l'unica tipologia di relazione esistente. In altre parole, come ogni polemista che si rispetti, Gaetani sceglie un solo corno (absit iniuria verbis) del dilemma, un particolare, per costruire più efficacemente la propria felice e spiritosa indignazione. E d'altronde, ce lo ricorda Schlegel, Moralität ohne Paradoxie ist gemein. Per cui, forti di cotanto paradossale moralismo, o Italiani, vi esorto al tradimento. Che perlomeno, come diceva il Funari parodiato da Corrado Guzzanti, è taaaaaaaaaaaaaaaaaanto libberatòrio...
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