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Gennaro Borgese - Due reperti poetici di Borgese

SAGGI

GENNARO CESARO
A 58 Anni dalla morte
due reperti poetici di G.A. Borgese
tradotti da Eugenio Montale


Recentemente, rovistando nel mio archivio, mi sono capitate tra le mani due singolari e ignote composizioni poetiche del compianto G.A.Borgese (non va dimenticato che lo scrittore siciliano,in gioventù,era stato anche un apprezzato poeta,com'è attestato da una raccolta di suoi versi dedicata alla prima moglie Maria pubblicata nel 1922),il cui titolo complessivo è "Dream of a decent death"(Sogno di una buona morte).
I due reperti borgesiani recano la data rispettivamente del 12 agosto e 6 settembre 1945: ne scaturisce che furono stilati a diciannove giorni uno dall'altro e a sett'anni dal decesso dell'autore avvenuto nel 1952.
La lingua adoperata, l'inglese, si spiega col perdurare del volontario esilio dello scrittore in terra americana.
Entrambi,infine, hanno come tema comune il pensiero della morte.
La vena umorale di questi versi,che si coagulano in un soliloquio dall'andamento elegiaco,fa pensare al rapporto stoicamente problematico di Seneca con la morte,a seguito della condanna capitale decretata nei suoi confronti dall'insano Nerone.
Lo stile di Borgese si rivela alquanto nervoso,asistematico e si delinea sullo sfondo di una cadenza piuttosto ansimante e greve.
Come docente di letteratura italiana presso l'università di Chicago, lo scrittore ed esegeta rimase negli Stati Uniti fino al 1948, quando le acque della politica italiana gli sembrarono sufficientemente tranquille.
Più che di versi veri e propri, i due reperti lirici in questione tipologicamente fanno pensare alla poesia in prosa piuttosto in auge in Italia in quegli anni.
L'aspetto più interessante delle due composizioni è rappresentato dal fatto che riuscirono a coinvolgere emotivamente Eugenio Montale , al punto da darne una personale versione italiana.
Il 1945,l'anno in cui essa fu effettuata,è quello della prima edizione fiorentina dei versi di "Finisterre": un titolo che sembrerebbe ispirato a un incoercibile nichilismo esistenziale vagamente affine all'impostazione psicologica dei versi dell'autore di "Rubè" (1921).
C'è semmai da domandarsi se a elaborare la versione prosastica sia stato davvero Montale,o non piuttosto qualche schiavetto di turno,come accadde in altre circostanze.
I nomi che vengono alla penna non possono che essere quelli dello scrittore americano Henry Furst e della signora Lucia Rodocanechi, autori di tutte le traduzioni dall'inglese erroneamente attribuite ancora oggi all'autore di "Ossi di seppia".


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