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Ignazio Apolloni - Pensieri minimi e massimi 123

SAGGI

IGNAZIO APOLLONI
Pensieri minimi e massimi - 123

Mia cara
Mi dicevi, l’altro giorno, di un simposio al quale saresti stata invitata per discettare su una problematica tuttora scottante. Nulla di più, solo il progetto – lanciato non precisavi da chi – per giustificare il protrarsi del tuo silenzio che infatti comincia a preoccuparmi. Comprendo bene; so cosa succede quando ti lasci prendere: ti accanisci, non smetti un attimo se prima non vieni a capo del problema com’è di tutti i fanatici del raziocinio. Colpa di Cartesio? certo che no, semmai merito suo. E tuttavia ci sono casi in cui bisognerebbe lasciar perdere, altro che pretendere di arrivare alla soluzione: specialmente se sin dal suo nascere il tutto è avvolto in un alone di mistero. In verità non mi scrivevi di che cosa si sarebbe trattato ma è che ho una certa intuizione, ci sono comunque pervenuto dopo avere scartato ora questo dilemma ora quello.
Da alcuni appunti da te lasciati (tra le migliaia e migliaia ancora da decifrare) ce n’è uno che mi ha portato al bersaglio (non proprio il tiro al bersaglio) e cioè quel trattato nel quale si ipotizza che Mosè, Gesù e Maometto sarebbero stati tre impostori, a fin di bene,
though. Tesi davvero stimolante benché blasfema. Sarebbe stata ripresa da un certo Georges Minois (i soliti francesi!).
Mi sembra di capire lo abbiate invitato per illustrare i suoi sospetti sull’autenticità, e di quella tesi e di quel volume apparso nel dodicesimo secolo: tant’è che papa Gregorio IX lo avrebbe attribuito a Federico II ingiungendogli di distruggerlo e così facendo sapere della sua esistenza. Si sa però di un altro probabile autore del trattato, tale Pier delle Vigne, nel quale si sarebbero confutati alcuni postulati delle tre religioni: e quanto al Cristianesimo l’assunto dogmatico secondo cui Gesù sarebbe stato figlio di Dio (posto che Dio esista e fosse capace di concepire, sosterrebbe l’autore del testo blasfemo).
Se sono nel segno temo che dovrò rimanere senza tue notizie a lungo. Sul tappeto infatti ci saranno le varie date e i tipografi che ci avrebbero messo mano; la versione in francese e quella in tedesco pubblicate rispettivamente:
La vie et l’esprit de Spinoza nel 1709 e De Tribus Impostoribus nel 1753; i primi passi di quelle improbabili tesi risalenti ai tempi di Averroè. Certamente tu dirai la tua: filosofica, demistificante (nel senso di avversa alla mistificazione) autorevolmente positivistica e perciò inconfutabile. Lo leggerò negli atti – non so però quanto efficacemente capace di confutare le varie asserzioni che riguardano Mosè e Maometto.
A ciascuno il suo potrebbe essere il tuo motto nel limitarti all’esame della personalità dell’ebreo Jesus per farne discendere i miracoli da poteri sovrannaturali consegnatigli dal suo presunto padre: quello sì sicuramente dotato. Non affaticarti, ad ogni modo. Ci sarà chi ritornerà sull’argomento e magari, nell’alto dei cieli in cui ti trovi, inviterà il prossimo Minois il quale, come da rituale, siederà a capotavola salvo esserne scalzato se si perverrà ancora una volta in un nulla di fatto.
Ed invero non ci sarebbe sugo (perdonami l’espressione culinaria) se dalle vostre perenni discussioni scaturisse la prova che uno dei tre profeti o due, o tutti e tre, siano stati degli impostori; abbiano fondato il proprio potere di convincimento sulla creduloneria dei contadini e pastori del tempo.

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