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Martino De Vita - Costantino Filiberto

NARRAZIONI

Costantino Filiberto
di Martino Di Vita

Costantino Filiberto non sa quanto tempo sia passato dall’ultima volta che sognò di vivere nudo l’esistenza affannosa della sua vita – in quanto vita – o morte raccontata dopo angosce e inutili inseguimenti per lunghi corridoi bui. Porte chiuse, poi d’improvviso spalancate: risse per strada, risate strafottenti, musi allungati da ombre in fuga annientate dal freddo della ragione guidato da una mente stanca. Le ombre percorrono itinerari imprevisti, le tende si muovono…La luce alle finestre delle case gli mette tristezza. La mente lucida guadagna la sua ragionevolezza in silenzio ma è perduta in mille ambiguità. Si sogna e non si sogna. Sogna o non sogna. Dicono che i sogni sono utili se vengono ricordati da svegli. Non è sveglio ma percosso da un dolore lancinante che da mesi gli impedisce persino di parlare, a volte. Un dolore di provenienza ignota, come i sogni per strada, come le parole insufficienti per smarrirsi o ritrovarsi dopo anni di afflati insensati. Viaggia molto. L’ultima volta atterrò in una zona sconosciuta. Quando si viaggia si esplorano terre incolte. L’ in coltura dell’ultima terra era più incolta delle altre. Si tuffa in mare aperto e nuota fini ad esaurirsi. Il dolore percuote un fisico provato. Torna a riva, si abbandona al sole. In un attimo si asciuga. Il dolore non lo abbandona. La nuotata è stata lunga, il sogno lo aveva avvertito. Presagi, sindrome riflessa in un mare di stanchezza. Il dolore non è passato ma la nuotata sembra averlo un po’ rigenerato. Non convive affatto col dolore fisico. Vorrebbe eliminare in sé qualsiasi tipo di natura maligna, forze negative, voci sovversive che da anni deviano il suo pensiero naturale e le sue azioni. Agisce d’istinto e la terra incolta lo cattura. Affascinato dalla bruttezza di un viso deturpato continua il viaggio esplorando foreste e corsi d’acqua. È in cerca di una giungla che lo accolga. Finisce la foresta e inizia una città. Macchine e smog, confusione, gente perversa che lo cattura. Docile segue per strada le varie andature, fissa volti indecenti, cerca volti umani. Non ne vede. Si copre gli occhi, il sole lo abbaglia. Cerca compagnia in un bar. Nessuno attacca discorso. In quel bar, o in quella città, sono tutti muti. Lui, muto, si rivolge alla mente muta, dicendo che, forse, una dimensione migliore potrebbe attrarlo nel momento in cui tutto il contesto risente di alcool e fracasso. Beve acqua, un litro dietro l’altro. È malato di sete, mangia qualcosa, il dolore non si placa, è malato di fame. Di svogliate reminiscenze che sono la sua vita e il suo inferno. Di paradiso non parla. La gente muta legge penetrando il suo viso immobile. Cos’ha da dire a se stesso dopo una lunga nuotata…Guarda il cammino davanti a sé, qualcuno lo sorregge, è finito nell’incubo e si crogiola annientando il lento passare del tempo che annulla l’esistenza, che travolge le sensazioni, che uccide le ambizioni. Era un ambizioso. È un ambizioso, parla di ambizione, non è più muto, il muto è degli altri, di quei visi inespressivi, di quelle lingue tagliate, di quei lunghi coltelli che affilano un istinto impenetrabile.
L’istinto e le ombre lo guidano attraverso il buio e la luce. La foresta immaginata, la lunga nuotata lo riporteranno a costruire strategie dinamiche. La passività del momento non può impedirgli di vivere le sue notti. Sogno o non sogno, la mente nuda – la mente silenziosa – gli fa paura. Ne ebbe terrore fin da ragazzo. Ma ancora è giovane, pieno di vivacità creativa. Affascinato dalla psiche mediata della mente – nuda o muta – attraversa la città fantasma restando invisibile. I volti della gente sono cattivi. Costantino Filiberto si crede un cattivo, è in cerca di altri come lui. Si intrufola non visto tra volti sconosciuti. Quella gente taglia teste e mani, taglia boschi e giardini, uccide cani e gatti randagi, beve acqua di fogna, non è amichevole. Dorme su un fianco, si gira nel suo letto mille volte in una notte. L’insonnia lo assilla, il dolore accentua il disagio, la mente è in subbuglio. Accende la luce, avverte il respiro del suo cane che si è accucciato sul tappetino. Va in bagno, non vuole svegliare il cane. Se si sveglia, poi lo deve portare fuori. Il suo cane ha l’abitudine di uscire dopo il suo legittimo sonno di cane. Costantino Filiberto non ha voglia di accompagnarlo, mettergli il guinzaglio, uscire nell’oscurità, fargli fare due corsette verso il muro preferito da tutti i cani della zona. È un uomo pigro, e il dolore non passa mai. Tre antidolorifici al giorno, qualcuno gli fa notare che sono troppi, che potrebbero risentirne il cuore e i reni…Avverte qualche extrasistole da fumo e stress…
Ripensando agli ultimi cinque anni…ma Costantino Filiberto vive in un particolare tutto suo extratempo…È in pericolo la sua salute? Nessuna analisi medica, non va mai dal dottore.
Non c n’è bisogno, io odio i dottori, gli ospedali gli infermieri i portantini, le siringhe, garze, ferri, camici, odore indefinibile di malato…terminale…
Riflette sulla morte?
Che mi sta succedendo…dimagrisco, non sono mai stato grasso, devo fare dei controlli…non mi va, e sono pigro: burocrazia, il medico di base, l’ospedale, gli specialisti; poi il ricovero…no…no…no. sogno di essere per strada a intervistare volti anonimi. Io non sono come loro. Loro vanno all’ospedale, io no. Loro stanno male…io no. Mamma e babbo sono andati là e ci sono rimasti, ma mamma e babbo erano molto anziani…è la legge naturale delle cose. Io no! rifiuto di star male, rifiuto ogni malattia, persino un raffreddore. Non accetto…non è possibile che sia malato. Il mio corpo respinge lo stato di malessere. Il dolore lancinante esiste, ma dopo la nuotata nell’Orinoco o nel Mar dei Carabi sto decisamente meglio.
Non è affatto vero. Costantino Filiberto sta male. Lui, l’immortale come sempre si è definito…quando gli altri crollavano. Sono comparse macchie strane sull’addome, là dove avverte il dolore, sempre più lancinante…
Devo morire? Che non soffra troppo, mi dispiace, proprio ora…no, io non muoio, che muoiano gli altri.
Considerazioni terribili. Dovrebbe andare dal dottore? Forse lo obbligheranno.
Domani andiamo dal dottore!
Va bene, ma il dolore lo sopporto.
Non sopporti nulla…gli dice sempre qualcuno.
Il dolore non è grave, le macchie scure farebbero pensare a…Facciamo delle analisi?
Bene, dottore, facciamole…
Fesserie, io sto bene, il dolore passa, ne sono certo, con la volontà…
Non basta, occorrono cure.
Ma non voglio impazzire…o lo sono….chissà…Non aver mai fatto analisi…Ma se le facessi passerei dalla parte dei lamentosi…che devo fare? Non voglio sapere.
Costantino Filiberto non vuol prendersi cura di se stesso, non vuol bene a se stesso; solo ai suoi sogni, incubi, volti anonimi che incontra per strada, foreste vergini, città tentacolari. Il suo è il mondo dell’impossibile, dell’ipersensibile e dell’ottuso. Le ombre lo seguono di giorno e di notte: non sa dire a quelle di farsi da parte…Con loro va a cavallo…e si diverte. Come possa farlo non è possibile sapere. Intervista le sue ombre come intervista i volti mascherati di strani personaggi silenziosi, per strada. Intervista i suoi silenzi. Grattacieli, smog, macchine, periferie abbandonate, extracomunitari perduti, drogati avviliti, africani disonesti…quella badante cingalese che avrebbe dovuto accudire la mamma nei suoi ultimi anni…
Costantino Filiberto ha deciso che, per il momento, non ha nessuna voglia di farsi togliere sangue dalle vene. Vene piccole, capillari quasi invisibili…
Occorre che mi faccia una cultura medico-scientifica…
Fatti quelle benedette analisi!
Gli ripete ogni giorno la sua legittima consorte.
Sì, le farò…
Che non sia già tardi…
Tardi per cosa?
Non si sa mai, potresti avere…di tutto. Sei così magro…dimagrisci ogni giorno di più…e mangi, mangi…
Ma sarà l’ansia…sai che sono un tipo emotivo. E poi devo somatizzare proprio tutto?
Ma che somatizzare. Tu hai di sicuro una vera malattia.
Costantino Filiberto si rifugia nei suoi incubi notturni. Va alla ricerca di foreste in fiamme, della sua città tentacolare. Piccola città ma piena di insidie. Traffico bestiale, incontenibile e assurdo entro le mura urbane. A lui piacciono le piccole città, ama la sua città. Piccola ma ricca di storia. Si confonde tra i vicoli, sale su una torre. Non vuol precipitare. I sogni sono altre congetture, gli incubi della notte si fanno pressanti, il suo corpo scompare, un Tir minaccioso lo investe. Si ritrova in una dolce distesa d’erba e di fiori nell’altro mondo.
Non sono malato…Mi farò le analisi…ma ho paura del sangue. Ho paura che mi trovino un tumore. Ho paura di morire. Lo confesso. Ma solo a me stesso.
Dopo la confessione il martirio.
Costantino Filiberto è un uomo integro; non accetta compromessi fra la vocazione di esser sano e il lamento di un male. Vive e lascia vivere, anche i moribondi.
È una società di malati, parlano tutti di malattie, di diete, di cibo, di prevenzione. Prevenire cosa…l’uomo è già di per sé un pre-venuto.
Rivelazione iniziale, o iniziatica, non si sa, riflette su argomenti metafisici, religiosi, mortuari. Forse perché la malattia incombe. Ma quale? Niente analisi, niente diagnosi. Se ne va in giro col dolore sull’addome e tra le costole. Tumore!
La malattia è un’ombra come tutte le altre. Si convive con le ombre...Non è affatto vero, non dire queste cose, non ripeterle a te stesso. Sai che quelle analisi te le devi fare, te l’ha detto anche il dottore. Da quando sei nato sarebbe la prima volta. Quel dolore è acutissimo, tu dici di star bene, ma non ricordi – a memoria d’uomo – di essere stato mai così male.
Vero, ma ho paura. Non devi aver paura, affronta la prova, va’ al distretto e fa’ il prelievo. Non puoi aver paura di un piccolo ago…
Poi le cure, la chemioterapia, i capelli che cadono, la certezza di non farcela…
Costantino Filiberto sta per diventare paranoico da quell’uomo equilibrato che era. Parlare di malattie lo rende invivibile.
Quello che avrò sarà grave…in tutti questi anni ho sempre goduto di ottima salute…che mi sta succedendo…
Da quanto tempo incombe la minaccia? Non si sa….
Sicuramente morirò…oh! No, è un peccato. L’umanità perderebbe uno dei suoi tenti protagonisti… “Hai dato piccole lezioni di alta letteratura…”
Parole di qualche adulatore o parole sincere? Cosa fa nella vita Costantino Filiberto? Un bel niente! Si diletta a passare il tempo elucubrando molto su se stesso e poco sugli altri. Da quando han buttato giù le Torri Gemelle dorme male e gli incubi sono più frequenti. Si diceva di paranoia sopraggiunta in virtù di paure esistenziali-ospedaliere. Ma sarebbero tutte congetture. Ricoveri nessuno, analisi mediche rimandate, e saranno numerose. Tutto ciò che non ha fatto prima…recupererà in fretta. Ma perché sono all’improvviso subentrate paure e malattie? Mistero della vita. Anche i misteri possono essere fatali per un “immortale”.
Nessuno è immortale? Sicuramente, ma Costantino Filiberto è un immortale. Qualsiasi malattia si sarebbe presa non sarebbe la sua, lui crede. Non è malato, non ha nulla a che fare con le vittime della salute, lui crede. La sua è sempre stata perfetta. Perché essere malato, sentirsi malato, sottoporsi a noiose terapie, diete, astensioni dal fumo, passeggiate…certe situazioni potrebbero degenerare, colpire altri organi sani…non può vedersi malato, non lo sopporta.
E che vuoi che sia…
Gli dice Rosa Priscilla, sua moglie, la sua fedele e affezionata compagna sempre solerte in visite mediche, analisi, controlli preventivi al seno, all’utero, al cuore, alle gambe…
Io convivo con il colesterolo.
Io no, non convivo con queste cose, sono condizioni a me sconosciute.
Ma vatti a fare una bella passeggiata e non fumare…
Fumo, non cammino, mangio e bevo, ho i miei incubi, non vorrai che a quelli vecchi ne sopraggiungessero dei nuovi, e di nuova natura, vero?
No certo…le risponde Rosa Priscilla
Ma è inevitabile per tutti. A una certa età poi…
Ma non è obbligatorio, no?
E che vuoi che a te, solo perché ti definisci immortale, venga risparmiata la condizione di “paziente?”
Sono impaziente di non ammalarmi, faccio di tutto per non cadere in trappola…
Hai perso troppo chili in questi ultimi tempi…
Infatti non è più lo stesso di qualche mese fa. Queste conversazioni con Rosa Priscilla lo stressano.
Sono malato di stress, non mi stressare Rosa Priscilla. Tu mi stressi sempre…
Non è vero Costantino Filiberto, lo dico per il tuo bene.
Ma tu, Rosa Priscilla, non sai qual è ancora il mio bene? Non è che mi conosci da un giorno. Il mio bene, e te lo ripeto, è: non voglio seccature, neppure per una malattia, neppure se tu, amorevolmente, mi ricordassi di prendere una pasticca…
Se è il tuo dolore che ti spossa…quello passerà. Non so da dove provenga, cosa sia, perché esista…ma devi farti vedere…al più presto. Ci andiamo insieme…io poi devo farmi prescrivere altre cure…
Devo curarmi.
Dice Costantino Filiberto tra sé.
Non so che fare, da dove cominciare, la cura è lunga e noiosa…cambiare abitudini, dieta, controanalisi…una vita d’inferno.
Lui ha sempre vissuto bene…senza medici…provette. Sangue sangue sangue…Rincorre, in una città malata, la sua solitudine di uomo…sano. Nessuno lo è in questa città, e nelle altre città, e nel mondo intero. Unico superstite in una folla ammalata…di che? La salute è la prima cosa, si dice in giro. Ma la sua salute è di ferro. Il dolore lancinante…lo preoccupa un po’, ma passerà, e tutto ritornerà come prima. Si sentirà bene e non sarà più stressato da Rosa Priscilla, la sua legittima consorte, sua moglie, una donna unica.
Va tutto bene Rosa Priscilla, non stare in ansia per me.
Ma no. Costantino Filiberto è malato di solitudine, è malato nei suoi sogni. Insegue chimere, facce stolte, facce di gesso, facce di bronzo, sputa su quelle facce, ride e straride, torna a sognare nosocomi verdolini, infermiere bianche, medici bianchi, letti bianchi. Lo ossessiona il colore, torna in sé, è disperato, non vuole che Rosa Priscilla lo veda malmesso. Si ricompone, si deterge le lacrime, o le trattiene, si guarda allo specchio del bagno, si dà una rinfrescata e poi si presenta da lei con un gran sorriso.
Sto bene, mai sentito meglio, Rosa Priscilla.
Se lo dici tu…
Lo dice, ma non lo pensa… dal dottore non ci va. Il suo dolore è insopportabile specie la notte. Si rigira nel letto, si alza, esce di camera, si sdraia sul divano della stanza accanto, accende la tv, trasmissione sulla salute, dieta e prevenzione. Cuore, polmoni, prostata, vie urinarie…vie…sessuali…fegato, pancreas…cambia canale: cuochi blasfemi che cucinano a quell’ora…la trasmissione è in diretta, due di notte…per chi…il potere medianico dei nostri giorni. Sprofonda sul divano, si copre la faccia con i cuscini, il cane sta dormendo proprio vicino a lui, nella sua cesta che è la sua cuccia, gli tira un cuscino, il cane si sveglia, lo guarda allibito, gli salta addosso e lo morde. Sangue! È quello del cane, Costantino Filiberto se l’è mangiato in un boccone. La povera bestia guaisce, ha poco tempo per vivere, guardando per l’ultima volta, con quegli occhi sorpresi, il suo padrone. Costantino Filiberto è malato, il cane muore.
Povero cane! Non è colpa tua, sono arrabbiato, che dovevo fare?
Fatti le analisi e lascia stare Fido-Fido che dorme.
Gli si avvicina amorevolmente Rosa Priscilla e gli sussurra all’orecchio queste parole.
Torno a letto presto Rosa Priscilla, grazie per le tue attenzioni.
Costantino Filiberto è impazzito, sta impazzendo, sta divorando un osso del suo cane, sogna di sbranare un leone, un po’ più cattivo del cane…Costantino Filiberto si tocca un po’ per tutto il corpo, non sa come toccarsi, cosa toccarsi, se ne ritorna a letto, nel suo letto, quello che da anni divide con Rosa Priscilla, brava ragazza, la sua compagna fedele. Lui non le è stato del tutto fedele, ma non importa e pensa…
Ma se non ci fosse stata Rosa Priscilla, dove sarei andato, con chi vivrei adesso…ai bordi di una società…morente? Sbranate anche me…
E così sbranato conduce la sua vita da derelitto e da malato senza ammetterlo.
I malati non si contano, si contano solo le malattie. Pensa. Il pensiero non è affatto profondo, questo pensiero, ma di profondità Costantino Filiberto se ne intende. Pensieri profondi lo hanno accompagnato fin da quando era piccolo, in solitudine, nei suoi giochi infantili. Ed infantile è rimasto. Da adulto il suo infantilismo si è trasformato in goliardia, insieme al suo più caro amico di origine siciliana e nobile: Saro Sgomento La Roccia. Sembra che i suoi avi siano stati baroni o latifondisti; praticamente disoccupati, ovvero nullafacenti e sfruttatori. Costantino Filiberto è sempre stato sensibile ai problemi socio-politico-economici del suo paese. Ha una buona cultura, legge molto, non fa altro tutto il giorno. Costantino Filiberto, anche lui di origine nobile, sembra, discendere da una famiglia della media borghesia, presente sul territorio da prima della guerra. Suo nonno era un contadino benestante del sud, suo padre fu serio professionista, sua madre maestra. Insegnò per due anni poi si sposò. Questo è quello che ufficialmente è noto…
Ma anche le sue origini sembrano piuttosto oscure…ma perché macerarsi. Rosa Priscilla gli porta il caffé a letto, e poi la colazione.
Prima devi prendere la medicina…
No, Rosa Priscilla, non prendo niente. Chi ti ha detto che devo prendere la medicina?
Prendila che ti fa bene…
A cosa dovrebbe far bene…è “Viagra?”
No.
Meno male, sto bene, non ho bisogno di cure.
Vai dal dottore, fatti segnare le analisi, sei smunto, dolorante…
Ma efficiente, no?
Macchè, neppure quello…da quanto tempo è che…
Sono anni Costantino Filiberto, anni…
Anni? Ma non è possibile…io certe volte mi sento così debole…
Sicuramente è la tua malattia…che ancora non sai di avere…ma ci farebbe bene…consumare un po’ più spesso.
E poi uscire, prendere aria…sì, Rosa Priscilla, hai ragione, ma sono pigro…penso molto alla mia pigrizia, sai?
Ma se non fai altro tutto il giorno…
No, scrivo, leggo, penso, mi lamento…ma quando sono solo.
Bravo!
Sono bravo, lo so, dimmelo ancora, ho bisogno di conforto, tanto conforto.
Di un bel paio di schiaffi…di quello hai bisogno.
Ma cosa dici Rosa Priscilla…me ne vado…
Bravo, ecco, vattene…e non tornare. Mai più! E l’hai voluto tu!
No, non l’ho voluto io…sei stata tu…a rovinare il nostro rapporto…
Rapporto? Era un rapporto il nostro? Ma non sono la tua mogliettina tanto cara, indispensabile, amorosa…
Ma sì, lo sei, ma io me ne voglio andare. Ho da scoprire tutta quanta una città, scoprirò un posto nuovo dove stare e ti chiamerò quando avrò veramente sperimentato il luogo… non ti abbandono che per poco tempo, mi dovrai sopportare per l’eternità.
Non credo proprio, caro… Vai dal dottore.
No, le analisi no.
Ma va’ al diavolo!
Devo proprio…?
Come vuoi, levati di torno.
Me ne vado…prendo la mia roba, ne ho poca, sono povero, mi basta un fagotto.
Ma levati dai piedi…
Ma…che dici, Rosa Priscilla…
Non dico un bel niente, solo di andartene e di non tornare…
Lo sai che non posso abbandonarti e neppure tu lo vuoi veramente…
Sei un malato…incurabile…
Costantino Filiberto riflette…incurabile…
Oddio muoio, me l’ha detto lei, Rosa Priscilla, ma forse l’ha detto così, perché è arrabbiata…aiuto!...sono immortale, come farei a morire.
Costantino Filiberto non scherzare, fatti le analisi…
Allora non vado via…
No, vai dal dottore.
Sì, sì, domani al più tardi ci vado e poi vado al distretto socio-sanitario del quartiere e mi faranno i prelievi.
Fallo, davvero.
Lo farò, te lo prometto, non faccio più fagotto, rimango con te, tutta la vita.
Se non farai quello che ti ho detto avrai vita breve.
Non è vero, io sono un immortale, non muoio mai, non morirò, moriranno gli altri, io no! io ho paura di morire, chi ha paura di morire non muore, ma perché dico di dover morire, io non muoio, lo ripeto sempre tra me.
Bravo, dovresti ripetere altre cose, promettere a Rosa Priscilla che ti darai più da fare, lei è una donna…e io sono un uomo, no? non trascurare la tua dolce metà…dolce poi…insomma sai quel che devi fare. Andare dal dottore, farsi i prelievi, curarsi, star bene, se vuoi bene a Rosa Priscilla, sì. Ti voglio bene Rosa Priscilla, prometto tutto ciò che vuoi, anche la luna. Promettere la luna è un po’ azzardato, Costantino Filiberto. Non puoi spingerti a tanto…abbi giudizio.
Balbettando Costantino Filiberto cammina per la città ignota, onirica, inesplorata…immerso…malato nei suoi pensieri…Ombre in fuga annientate dal freddo della ragione…Ma che utilità avrebbe la Morte?
Il terribile terrore l’assale. Va per strada blaterando a se stesso che lui non morirà, che la malattia non esiste, che non ha paura, che Rosa Priscilla è troppo apprensiva. Telefona al suo amico d’infanzia Saro Sgomento, più sgomento di lui per ragioni ignote. Lui non dice mai niente di preciso, fa solo a intendere, a cenni. Usa il linguaggio dei picciotti, fa le linguacce, parla a fior di labbra, biascica il suo fedele mezzo sigaro non aprendo le labbra. Anche Costantino Filiberto impara a biasciare il sigaro, come passatempo, per non fumare letali sigarette ed aspirarne il fumo con voluttà e passione. Un gran bel personaggio Saro Sgomento, così pure come Rosa Priscilla.
Le facce osservano Costantino Filiberto: sono quelle della città fantasma, quelle dei sogni. Si gode la gente di città lungo il Corso, fino in fondo alla vasca. Poi torna indietro, incontra una ragazza, è Rosa Priscilla da giovane e se ne innamora e Rosa Priscilla si innamora di Costantino Filiberto e Saro Sgomento è contento.
In questo bel quadro idilliaco e di memoria Costantino Filiberto dimentica la sua attuale condizione. Ma poi si chiede:
Ma sono davvero malato? E di che? Vediamo: oggi le malattie di moda sono…
E indica una quindicina di patologie, più o meno letali, ma lui non accusa alcun sintomo fra quelle. Ci vuole la prevenzione? E si autopalpa: le ascelle, l’inguine, le gambe…altre parti…tutto a posto. Legge da una rivista medico- divulgativa:
“Per il mal di schiena è consigliata la tecnica osteopatia.” Poi ancora: “peperoncino superstar”. Poi ancora: cancro, i progressi. L’apoptosi o suicidio della cellula.
È terrorizzato! Lo dice a Rosa Priscilla.
Rosa Priscilla ho paura di tutte queste prevenzioni…sono perdizioni…queste mi condurranno certo alla rovina…che vuol dire…che vuol dire…suicidio delle cellule. Lo fanno da sole?
Non delirare…curati.
Non mi curo, io. Lo dici per spaventarmi.
Ma se pesi un etto e mezzo e mangi come uno sfondato. Bevi ettolitri di acqua minerale gassata – comunque acqua – tu hai certamente qualcosa.
Non dirmelo…non devi dirmelo Rosa Priscilla…ti prego.
Costantino Filiberto resiste. Non ammetterà mai di essere malato…è una debolezza…
Non mi convinci Rosa Priscilla…e neppure il dottore, se mi venisse la malaugurata idea di andarci.
Sei un malato…nella testa Costantino Filiberto…ma fa’ come ti pare.
In realtà soffre…soffre….soffre. il suo dolore là nella zona stomaco-pancreas non accenna a diminuire.
La sofferenza è tutto…è persino arte.
L’arte dello star male…ma lui dal dottore non ci va. Lo devono trascinare a forza...
Poi dà uno sguardo fuori – è chiuso nella sua stanza da giorni – e vede una carrozzella.
L’hanno rubata? Pensa.
No, è quella di sua madre inferma sulla carrozzella da infermo…diversamente abile.
Ma allora…come mai…sarà abile a fare qualcos’altro? Forse riesce a muovere un braccio, una mano, un dito, una gamba…che altro?
È sconvolto. Va a buttarsi sul letto, a curarsi il suo dolore. Si illude di guarire, o non si illude. Poi confida a se stesso, nei suoi monologhi oltre tomba che non ce la fa proprio più, che sono davvero comparse macchie sospette nella zona colpita.
Ma che mi è successo…davvero? Ma no, è una semplice intossicazione. Vuoi vedere che sono allergico – io – a qualche alimento? O a cosa…Oggi è di moda essere allergici…è – dicono – il sistema immunitario – per me può essere…ma che ne so…Dunque, vediamo: non sono allergico a niente…niente a che fare con l’immunologia. Sono solo allergico alle prevenzioni. Io, Costantino Filiberto, mai caduto in disgrazia per poca salute. E porto bene i miei anni. Lo dicono tutti, ma ora dicono anche che sono smunto…l’ombra di me stesso…ma quelli chi sono…che si guardino, loro…La mia faccia non si allunga come le ombre della notte…loro mi vedono così perché mi vogliono MORTO! Io no, Costantino Filiberto no! né mi ammalo…Io, NO!

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