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Novità librarie

NOVITA' MARZO 2010

Todd Hasak-Lowy, Prigionieri (pp. 432, euro 16, trad. Alessandra Olivieri Sangiacomo)
Daniel Bloom è uno sceneggiatore di successo: scrive film d’azione in cui la violenza delle esplosioni è direttamente proporzionale all’entità degli incassi, vive a Los Angeles in una bella casa con la moglie Caroline e il figlio adolescente Zack. Ma la direzione politica imboccata dal suo paese lo turba in maniera sempre più pressante, e comincia a intestardirsi su un progetto scomodo: la storia di un serial killer intento a decimare i capi delle multinazionali e gli spregiudicati uomini politici che tengono in pugno le sorti del pianeta, e di un poliziotto che, pur avendone la possibilità, non si sente in diritto di fermarlo. Nel frattempo il matrimonio con Caroline comincia a traballare, e l’imminente bar mitzvah di Zack lo porta a riconsiderare la propria identità religiosa: riuscirà Daniel a destreggiarsi fra il suo agente nevrotico e un rabbino lisergico, un finanziatore dai metodi spicci e un viaggio in Israele alla ricerca di un'illuminazione? Dalla penna virtuosistica di un nuovo talento della letteratura americana, un ritratto esilarante e senza compromessi delle nevrosi e delle ossessioni della nostra contemporaneità.



Henry Miller, Parigi-New York andata e ritorno (pp. 147, euro 10,80, trad. Francesco Pacifico)



Scritto nel 1935 e pubblicato oggi per la prima volta in Italia, questo libro nasce nel periodo di massima creatività artistica di Henry Miller e rappresenta un trait d'union ideale fra Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno. A bordo della nave che lo riporta nell'amata Parigi dopo un soggiorno temporaneo a New York, l'«esule» Miller scrive una lunga lettera all'amico Alfred Perlès. Ne emerge un singolare documento a metà strada fra l'autoritratto letterario e l'invettiva sociale, uno sguardo trasversale rivolto allo splendore ingannevole dell'America e alla decadenza ricca di storia dell'Europa. Parigi-New York andata e ritorno è un concentrato di tutti gli elementi che hanno fatto di Henry Miller uno degli autori più amati del Novecento: la vita da bohémien, gli amori travolgenti, il sesso sfrenato, l'idillio per l'arte e la scrittura, un forte senso etico, la voglia di vivere ogni secondo con l'intensità di una vita intera. Introduzione di: George Wickes



Eudora Welty, Una cosa piena di mistero (pp. 150, euro 8,10, trad. Isabella Zani)



Sette saggi in cui Eudora Welty racconta la scrittura come passione e come mestiere. Ne prende in considerazione gli aspetti ideali (la letteratura deve farsi militante?) e tecnici (l’uso del luogo e del tempo, il ruolo dei personaggi); dedica pagine appassionanti alla devozione per la lettura, in cui vede il punto di partenza obbligato per ogni narratore, e alla missione di «rivelare la Vita», di raccontare l’uomo a se stesso attraverso la potenza e la purezza dello stile. Un vademecum prezioso per chi pratica il mestiere della scrittura o voglia avvicinarvisi; un formidabile stimolo alla riflessione per chiunque ami la grande letteratura. Prefazione di Carola Susani



Leonard Cohen, Confrontiamo allora i nostri miti (pp. 151, euro 12,50, trad. di Damiano Abeni e Giancarlo De Cataldo)



Confrontiamo allora i nostri miti presenta per la prima volta al pubblico italiano la raccolta poetica d'esordio di Leonard Cohen. Apparsa originariamente nel 1956 e da tempo introvabile anche in lingua originale, questa silloge permette di riscoprire, a oltre cinquant'anni di distanza, le espressioni giovanili di una voce destinata ad affermarsi come una delle più uniche e rappresentative del Novecento. Prefazione di Giancarlo De Cataldo.



Angela Pneuman, Rimedi casalinghi (pp. 227, euro 12,60, trad. Martina Testa)



Otto racconti che hanno come protagoniste figure femminili colte nell'età delicata e crudele che sta fra l'infanzia e l'adolescenza, e i loro rapporti con le madri e i padri, le amiche, il corpo, il sesso e la fede religiosa. La Pneuman non ha paura di creare situazioni estreme e tragicomiche (tartarughe usate come armi, cucine come sale operatorie, ortaggi come strumenti di iniziazione) e di armare le sue giovani eroine di mazze da golf o psicosi da immacolata concezione; ma la sua bravura sta soprattutto nel disegnare dietro le vicende surreali i sottili rapporti psicologici fra i personaggi: il mescolarsi di amore e odio, il collidere di aspirazioni, fallimenti e bisogni in cui ogni lettore non può fare a meno di immedesimarsi. Un immaginario potente e una finezza psicologica degna di maestre del racconto come Alice Munro e Flannery O'Connor per uno degli esordi più indimenticabili dell'anno.



Giorgio Vasta ( a cura), Nove visioni del nostro futuro invisibile (pp. 226, euro 13,50)


Che vuol dire immaginare il nostro paese da qui a vent’anni? È un’esperienza consolatoria o sconcertante, rasserenante o insopportabile? Se il presente suscita sconcerto e spaesamento, raccontare il tempo che verrà significa fare un vero e proprio salto nel buio. Significa azzardare ipotesi, mettere alla prova nuove possibilità, desiderare e temere nuove metamorfosi. Se gli strumenti canonici del giornalismo, della storiografia, della statistica riescono a malapena a tastare il polso del presente, solo il potere divinatorio della letteratura è in grado di raccontarci – attraverso lo specchio deformante del racconto – dove stiamo andando e soprattutto cosa stiamo per diventare. Nove tra i maggiori scrittori italiani – da Valerio Evangelisti a Giancarlo De Cataldo, da Alessandro Bergonzoni ad Ascanio Celestini, da Giuseppe Genna a Wu Ming 1 – hanno provato a immaginare cosa saranno la società, la politica, il costume, gli affetti, le paure del futuro prossimo italiano. Anteprima nazionale è dunque un libro di incursioni a viso aperto nell’Italia che avremo e soprattutto nell’Italia che saremo, una mappatura del tempo a venire che vale anche da strumento di decifrazione del nostro presente. Racconti di: Avoledo, Bergonzoni, Celestini, De Cataldo, Evangelisti, Falco, Genna, Pincio, Wu Ming 1.



John O'Brien, Via da Las Vegas (pp. 230, euro 12,15, trad. Raul Montanari)


Da tempo fuori commercio, torna in libreria il romanzo-rivelazione da cui è tratto Via da Las Vegas, il film di Mike Figgis che nel 1996 valse a Nicolas Cage il premio Oscar come miglior attore. Nella sua indimenticabile interpretazione Cage dava vita a Ben, il protagonista maschile del romanzo: un alcolista di Los Angeles che, tagliati i ponti con la famiglia, gli amici e il lavoro, finisce con intenti puramente autodistruttivi sui viali di Las Vegas. Una chance di redenzione sembra arrivargli quando conosce Sera, una prostituta, con cui intreccia istantaneamente un rapporto fatto di autentica condivisione e tenerezza: ma la vita non gli concederà nessun lieto fine. Paragonato a Hubert Selby Jr. e Charles Bukowski, O’Brien rappresenta il lato oscuro dell’America, la vuota disperazione delle vite medioborghesi e la violenza di quelle di strada: un mondo cupo e straziato, illuminato solo dalla potenza emotiva della sua scrittura.



Peppe Fiore, La futura classe dirigente (pp. 404, euro 16)


Figlio unico napoletano trapiantato a Roma, megalomane, assediato da una selva di nevrosi erotiche, bipolare come tutte le persone di talento nell'Italia contemporanea, Michele Botta ha la sua prima vera occasione per entrare nel mondo degli adulti: viene assunto da una giovane e dinamica società di produzione televisiva. Potrebbe essere l'anno della svolta, e invece è qui che il suo equilibrio già precario finisce per sgretolarsi. Viene mollato dalla ragazza. Il rapporto con i genitori è un ginepraio di ostilità reciproche ormai arrivato al pettine. E l'emancipazione professionale è una fiction milionaria su un mitologico regista porno degli anni Ottanta, che forse non è mai esistito. Comico, caustico, eccessivo, irresistibile, La futura classe dirigente è l'attraversamento della linea d'ombra nell'era della demenzialità istituzionalizzata e della volgarità al potere. Ma anche l'analisi amara e impietosa di un paese attraverso la messa alla berlina della sua «santa trinità»: la famiglia, il sesso, la televisione.



Richard Yates, Rivolutionary road (pp. 457, euro 18)



«Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa»: questo il giudizio di Tennessee Williams su Revolutionary Road, uno dei classici «dimenticati» della narrativa americana del secondo Novecento, che minimum fax ha riportato con successo nelle librerie italiane dopo più di trent’anni. Frank e April Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: nella storia della giovane famiglia felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, ma l’inevitabile esplosione avviene solo dopo quattrocento pagine, fra le più intense e penetranti della narrativa americana degli ultimi cinquant’anni. La scrittura realistica, cristallina, spietata di Richard Yates ha fatto epoca, ispirando generazioni intere di scrittori e dando vita al “realismo sporco” di Raymond Carver e Richard Ford (vincitore del premio Pulitzer e autore dell’introduzione).


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