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Novità librarie

Alessandro Moscè, Stanze all’aperto (pp. 128, euro 11)

La poesia di Alessandro Moscè si alimenta di folgorazioni casalinghe, di osservazioni di luoghi e ambienti; tra il mare e la collina, Moscè fissa alcuni momenti nel flusso dell’accadere quotidiano. Lontana da ogni dimensione ideologica la sua poesia si immerge pienamente nel vissuto, nell’immaginazione e rigenerazione della terra, della natura, spesso della riflessione personale tra le pareti domestiche Nelle vicende si genera un’autentica evidenza di affetti: il ciclo delle stagioni segna il passaggio da un’età all’altra, da una circolarità all’altra. Sullo sfondo l’ignoto e la sicurezza delle proprie stanze, in cui l’amore è soprattutto scoperta, indagine, a partire dalla fisicità della figura femminile. Alessandro Moscè è nato ad Ancona nel 1969 e vive a Fabriano, occupandosi stabilmente di poesia e di critica letteraria.

(a cura) Andrea Tagliapietra, Asymmetron, Opere di Italo Valent Valent (pp. 322, euro 20)

E’ questo il secondo volume dell’Opera di Italo Valent (1944-2003), allievo di Emanuele Severino, la cui attività scientifica si ispira ad autori e stagioni del pensiero classico, moderno e contemporaneo: da Parmenide ed Eraclito a Platone, da Cartesio a Hume, da Kant a Hegel, dal pensiero italiano del Novecento a Wittgenstein, con riguardo sia alle problematiche logico-ontologiche sia a quelle etico-pratiche della riflessione filosofica. Ordinario nell’area della filosofia morale a “Ca’ Foscari”, ha insegnato Antropologia filosofica e Ermeneutica filosofica, e ha diretto il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle scienze. Un indirizzo consistente di ricerca è orientato verso una rilettura dei canoni e dei presupposti del rapporto ragione-follia. Dentro questa stessa linea d’indagine si collocano gli studi relativi a un’ermeneutica della malattia e della cura, promossa in un’ottica speculativa olistica. Asymmetron ruota attorno al della relazione.

Daniele Piccini, Letteratura come desiderio (pp. 323, euro 18)


La tradizione poetica italiana, letta come uno strumento di conoscenza e di viaggio. Dallo Stil Novo a Petrarca, a Leopardi e a un certo Novecento, da Campana e Pavese fino a Luzi e ai contemporanei, la parola poetica si mostra non solo come mezzo e tramite, ma come luogo della manifestazione del desiderio: come possibile incarnazione delle attese che la Storia suscita e delude. A pochi anni dalla fine del Novecento, questo libro tenta di inaugurare una nuova idea di letteratura e, insieme, di ricostruire una critica che parli non solo agli addetti ai lavori ma anche ai lettori. Daniele Piccini è poeta e studioso della poesia; collabora con l’Università Cattolica di Brescia e l’Università per Stranieri di Perugia e con le riviste “Famiglia Cristiana”, “Poesia”, “Letture”, “Avvenire”.



Massimo Diana, Contaminazioni Necessarie (pp. 208, euro 17)



Mai come oggi religioni, psicoterapie, counselling filosofici si propongono come differenti risposte al male di vivere, ciascuna con la pretesa di essere la risposta giusta. Dentro questo supermarket di offerte il volume offre una risposta provocatoria: esperienza religiosa, psicoterapia e filosofia sono tutte necessarie per rispondere al bisogno dell’uomo. Ciascuna apporta qualcosa di suo che è indispensabile, ma che funziona solo in relazione alle altre due, solo, cioè, attraverso una contaminazione feconda. Abbiamo bisogno della filosofia, ma abbiamo bisogno anche della psicologia, e sono necessarie anche le religioni, perché solo esse offrono una risposta definitiva all’angoscia, una risposta che consiste nell’esperienza di una relazione assoluta con l’Assoluto. Ecco perché solo una contaminazione feconda tra le tre può costituire una efficace risposta al bisogno profondo del cuore umano. Massimo Diana insegna filosofia e scienze sociali a Novara ed è segretario della Società italiana di psicologia della religione.



Bruno Moroncini, L’autobiografia della vita malata (pp. 150, euro 16)



Il rapporto che sempre più profondamente viene a istituirsi fra la scrittura autobiografica e l’esperienza della malattia, sia fisica, sia psicologica o spirituale costituisce uno dei tratti decisivi della cultura otto-novecentesca. A partire da Nietzsche, la malattia, il disadattamento, l’impossibilità di corrispondere agli standard comportamentali imposti dalla società, diventano così la condizione dell’invenzione letteraria, artistica, filosofica. Tale esito sarebbe tuttavia impossibile se non fosse accompagnato dal racconto della vita: solo l’esperienza della scrittura, poetica, letteraria e filosofica, intesa alla maniera di Blanchot come un’esperienza della perdita e della fuoriuscita da se stessi, fa in modo che ciò che rischiava di restare relegato nella sfera degli accidenti empirici diventi condizione dell’invenzione delle forme e dei concetti..


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