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Paolo Capodacqua - Un deux trois

INTERVISTE

 

Storie di note in un CD

PAOLO CAPODACQUA
Un deux trois (CD)
Storie di note

Gianni Paris

Un deux trois è il nuovo lavoro del chitarrista e cantautore abruzzese, Paolo Capodacqua. Un viaggio minimalista, che segna il tempo trasversale tra la musica dotta e quella popolare. Ci sono dei primi passi di danza, che rappresentano l’ncipit dell’esistenza, c’è l’attesa del passaggio ad una nuova vita, c’è l’illuminazione finale che ridesta la nostra esistenza. Stilos ha intervistato l’autore.
Da quanto tempo lavorava a questo disco?
Sono brani scritti negli ultimi quattro anni. Alcuni li ho composti per la trasmissione "Lilliput" della radio Svizzera, altri per diversi spettacoli teatrali. Infine, quando mi sono ritrovato tra le mani questo materiale, ho scritto dei brani di cucitura "tematica" per legare il tutto.
Chi ha deciso il titolo?
Il titolo è tratto da uno dei brani dell'album. Un pezzo dall'andamento sospeso ed evocativo, attraversato da frequenze radiofoniche ed echi lontani di accadimenti extramusicali, il tutto tessuto su un leit-motiv ripetuto all'infinito. Una volta finito di registrarlo mi sono accorto che nel brano risaltava una sorta di contrasto continuo tra il disordine delle cose ed una fantomatica volontà organizzatrice suprema. A quel punto non ho fatto altro che aggiungere una voce fuori campo come se si trattasse del tentativo estremodirimere il caos, una voce persa in un delirio autistico e straniante che ripete all'infinito "Un, deux, trois...". A volte come un ordine marziale, altre come una melodia infantile, altre ancora come se fosse perduta nella propria malinconia solitaria, sconfitta dal caos, svuotata di senso, ma nello stesso tempo carica di significati multipli. "Un, deux, trois" è l’inizio di qualcosa, l’incipit di tutte le conte infantili; il tempo scandito della danza classica, ma anche il ritmo ternario degli imponenti valzer "fin de siecle" e dei valzerini in voga nelle balere romagnole: un ritmo “trasversale”, che segna i passi della cultura alta e di quella popolare.
Con le sue dita è riuscito ad entrare in tanti mondi musicali. Non rischia mai di confondersi?
Ormai sono abbastanza abituato a questa sorta di schizofrenia musicale: da chitarrista accompagnatore di Claudio Lolli ad autore per bambini; da compositore per il teatro a sperimentatore musicale di brani minimalisti e "a-narrativi"...Queste personalità musicali, apparentemente diverse tra loro, entrano in gioco ogni volta che inizio a suonare, interagiscono e si confondono in una sorta di dispetto reciproco, confermando, in fondo, che la loro diversità è ricchezza, gioco, divertimento.
In molte note si sente pulsare la sua infanzia, che può essere l'infanzia di tutti noi. Come riesce a far parlare un do o un sol?
Ognuno di noi conserva una memoria musicale ancestrale fatta di frammenti di suoni, di melodie, di canzoni, di filastrocche che riposano, consciamente o inconsciamente, negli angoli più nascosti del nostro essere. Alcune di queste melodie risalgono al periodo prenatale, altre al periodo prenatale della madre. Spesso queste melodie nascoste sono associate a delle immagini, a dei profumi, a delle persone: basti pensare alle nonne, con le loro nenie, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Capita quindi, a volte, che l'incontro con un paesaggio, un odore, una situazione, un oggetto riesca ad evocare, per associazione, questi universi musicali "dormienti", i quali si presentano, senza avvisare, tra le dita di chi lavora con i suoni. L'incontro è struggente, gli ectoplasmi musicali si infiltrano tra le maglie della memoria e si riorganizzano tra le note. Per rispondere alla sua domanda, insomma: non siamo noi a far parlare i "do" e i "sol", sono loro a parlare per noi.
Si sdoppi: cosa chiede ancora a Paolo Capodacqua?
Di conservare la dignità e l'onestà intellettuale di sempre, le uniche doti che mi riconosco, quelle che mi ha trasmesse mio padre.a conservarledi fronte alla barbarie sgomitante e prevaricatrice del presente. Mantenerle e lasciarle a mia figlia.
Chi è per lei Claudio Lolli?
Un fratello maggiore oltre che uno dei più grandi e geniali cantautori italiani.La persona grazie alla quale, ad un certo punto della mia vita, ho potuto definirmi "musicista".
Malinconia, gioia, amarezza: in quale fase della vita è?
Amarezza nel vedere in quale gorgo putrido e volgare sta sprofondando questo paese; gioia nel ritrovare le stagioni e nel ricongiungimento con la Terra quando sono in montagna; malinconia nell'osservare la morte delle energie, la fine delle idee, le piazze vuote, il tempo che non ritorna, i miei simili persi nelle proprie solitudini, illuminati a tratti da qualche lampo, inutile, struggente e tardivo, di nostalgia.

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