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Novità librarie




"So quanto contasse Ninetto per te.
Solo un dio potrebbe fartene trovare un altro altrettanto caro e splendente"
L'originale vita di Paolo Volponi in 81 lettere inedite a Pier Paolo Pasolini

Firenze, 14.01.2009 - "Carissimo Pier Paolo, ho avuto la tua lettera e ti abbraccio subito con tutto il mio affetto. Capisco la tua solitudine e il tuo dolore [.]. Si perdono anche i figli e anche con essi si resta con un amore inappagato. Siccome ho letto e travasato bene il tuo ultimo libro so quanto contasse Ninetto per te e so anche che solo un dio potrebbe fartene trovare un altro altrettanto caro e splendente. Posso solo sperare che succeda proprio questo: che si accenda una sera in modo diverso una faccia del gruppo di Canto Civile, che ti chiami un accento che tu possa riconoscere [.]".

Attacca così una toccante lettera spedita da Ivrea il 26 agosto 1971 e indirizzata dallo scrittore Paolo Volponi (1924-1994) a Pier Paolo Pasolini (1922-1975). È una delle 81 importanti missive inedite raccolte in volume dal professor Daniele Fioretti dell'Università del Winsconsin-Madison e pubblicate oggi da Polistampa col titolo Scrivo a te come guardandomi allo specchio («Diaspro Epistolari» 12, pagine 216, euro 18). Pasolini è afflitto per la fine della lunga relazione con Ninetto Davoli. Scrive nella precedente lettera: "[.] sono quasi pazzo di dolore. Ninetto è finito. Dopo quasi nove anni Ninetto non c'è più. Ho perso il senso della vita. Penso solo a morire o a cose simili. Tutto mi è crollato intorno: Ninetto con la sua ragazza, disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname (senza battere ciglio) pur di stare con lei [.]". Consolare Pasolini non è facile nemmeno per un confidente come Volponi. Eterosessuale, questi ha tuttavia compreso il dramma dell'amico e cita Canto Civile, poesia sugli adolescenti dalle "guancie fresche e tenere" da lui amati. Sono pagine intense di uno scambio epistolare fra due grandi figure della cultura italiana del secolo scorso. Da un lato Paolo Volponi, poeta e narratore romano, autore di capolavori come Le porte dell'Appennino (Premio Viareggio 1960) e La macchina mondiale (Premio Strega 1965), dall'altro Pier Paolo Pasolini, uno tra i più originali e controversi intellettuali del Novecento. La loro corrispondenza copre un periodo di oltre vent'anni, dal 1954 al 1975, e tocca vari argomenti, dalla sfera privata alla discussione sulla letteratura e sul mondo politico-culturale del tempo. Oltre che mediatore con l'ambiente romano (Bertolucci, Bassani, Moravia, Morante, Gadda) Pasolini è in questi anni una figura centrale per Volponi, che gli comunica i propri stati d'animo e gli sottopone le proprie poesie. Ci troviamo così di fronte a stesure provvisorie di alcuni dei componimenti che formeranno le sue più famose sillogi. Notevole l'influenza di Pasolini anche sulla nascita e sullo sviluppo della narrativa volponiana, a partire da Memoriale (1962) fino al dissidio con la pubblicazione di Corporale (1974) la cui torrenziale e sperimentalissima prosa invaderà anche il campo epistolare, soprattutto a partire dal 1972. Emerge una profonda specularità fra le due figure. La vita di Volponi pare un film: comunista, lavora vent'anni in Olivetti anche come capo delle relazioni umane. Nominato Amministratore Delegato, darà subito le proprie dimissioni. Poi la fulminea carriera nella Fondazione Agnelli: da collaboratore esterno a Presidente e successiva rottura, tutto in tre anni. Nelle lettere a Pasolini parla di sé, della originale esperienza lavorativa che lo porta lontano da casa, delle soddisfazioni in campo familiare e letterario, ma più ancora delle amarezze e delle difficoltà. Un profondo dialogo che solo la morte di Pasolini potrà interrompere. (Antonio Pagliai)



Paolo Volponi

Scrivo a te come guardandomi allo specchio
Lettere a Pasolini (1954-1975)
a cura di Daniele Fioretti

Il corpus delle lettere che Paolo Volponi scrive a Pier Paolo Pasolini fra il 1954 e il 1975 rappresenta un documento di grande importanza, attraverso cui è possibile ricostruire lo sviluppo dell’opera poetica volponiana nel cruciale passaggio da una fase in cui sono ancora predominanti (per usare un’espressione dello stesso Volponi) le suggestioni post-ermetiche a un’altra in cui si fa sentire l’influenza di Pasolini e, più in generale, del neo-sperimentalismo di «Officina». Il risultato sarà la pubblicazione nel 1960 della raccolta Le porte dell’Appennino e il primo importante riconoscimento con la vittoria del Premio Viareggio. Oltre che mediatore con l’ambiente culturale romano (Bertolucci, Bassani,Moravia,Morante, Gadda), Pasolini è in questi anni una figura centrale per Volponi, amico e maestro al tempo stesso a cui sottopone le proprie poesie e richiede pareri e consigli. La presenza di stesure preparatorie e intermedie di alcuni testi poetici allegati alle lettere consentono di ripercorrere l’itinerario variantistico di numerosi componimenti presenti ne Le porte dell’Appennino e di valutare appieno la portata dei cambiamenti intervenuti.
Le lettere raccolte nel presente volume consentono inoltre di valutare l’influenza esercitata da Pasolini non soltanto sulla produzione poetica ma anche sulla nascita e sullo sviluppo della narrativa volponiana, a partire da Memoriale (1962) fino al dissidio in occasione della stesura e della pubblicazione di Corporale (1974) la cui prosa torrenziale, ad altissimo tasso di figuralità e di metaforicità, tende a invadere anche il campo epistolare, soprattutto a partire dal 1972. Infine, le lettere che Volponi indirizza a Pasolini sono testimonianza di una grande affinità fra i due autori, sia umana sia intellettuale, frutto di un’amicizia profonda e di una comunanza di opinioni (rispetto alla politica e alla società) che solo la morte di Pasolini potrà interrompere.





Narrativa

Paolo Ciampi, Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale (pp. 136, euro 10)

E’ il romanzo di Beatrice, la pastora-poetessa di Pian degli Ontani che nel corso dell’Ottocen­to, senza saper né leggere né scrivere, sfidò tutti con il suo canto strappando parole d’ammirazione ai più grandi letterati. Tutto iniziò quando il giorno del suo matrimonio, a vent’anni si levò in piedi donando a tutti la sua prima poesia improvvisata. Dopo, Beatrice avrebbe conquistato i salotti di Firenze capitale con la sua incredibile capacità di improv­visazione poetica. A narrare è la stessa Beatrice che guar­dandosi indietro dal letto di morte, racconta la sua storia. Un atto di amore per la montagna e la vita intera, che si consuma nella meraviglia del tempo scivolato via come quei versi mai trattenuti dalla carta, della stessa volatile consistenza dei sogni.

(a cura) Federico Berti e Gianfranco Luzzetti, La Bella Maniera in Toscana (pp. 184, euro 28)

È il catalogo dell’omonima mostra allestita dal 31 maggio al 30 settembre 2008 a Grosseto presso il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma. I trentuno capolavori della pittura toscana cinquecentesca, confluiti dalla collezione Luzzetti e da diverse altre raccolte private, sono riprodotte a colori (intero e dettaglio) e accompagnati da schede critiche. Spaziano dai primi decenni del XVI secolo fino alla fine del Cinquecento. Appartengono a celebri artisti dell’epoca, Andrea del Minga, Jacopino del Conte, Francesco Brina, Giorgio Vasari, Francesco Ubertini detto il Bachiacca, Pier Francesco Foschi, Francesco Salviati, Michele di Ridolfo, Taddeo Zuccari, Niccolò Betti, Andrea Boscoli e tanti altri ancora. Presentazione di Emilio Bonifazi, Introduzione di Gianfranco Luzzetti. Contributi di Giuseppe Cantelli e Federico Berti.



Giovanna Friscia, Affittasi (pp. 104, euro 8,50)

Una storia d’amore che inizia da un comune annuncio commerciale è quella che nasce tra il padrone di casa Giuliano Ferri, medico chirurgo divenuto vedovo in strane circostanze e Marina Rodotà, la futura inquilina. Una storia banale, che si colora però di mistero e di romanticismo, mentre la narrazione è accompagnata dai testi e dalle musiche di Bruce Springsteen, che da stella del rock diventa anche un personaggio della storia. E’ il primo romanzo di Giovanna Fruscia, palermitana e nipote di Antonio Pizzuto.

Alberto Simonetta, Giorni in bilico (pp. 656, euro 16,50)


Una storia d'amore vissuta all'ombra della Seconda Guerra Mondiale. Alberto Simonetta racconta vicende vere di protagonisti realmente esistiti: un giovane ufficiale impegnato in informazioni e sabotaggi contro l'invasore tedesco che annota nel suo quaderno i risvolti concreti della Resistenza, tracciando con particolari la vita difficile di quei giorni, fatta di espedienti; e poi Stefania, animo dolce e sincero, che riesce a mantenere viva una forte sensibilità nel contesto duro e ostile del periodo. I due protagonisti altri non sono che lo stesso Simonetta e la sua compagna per la vita: Stefania Belloni Filippi. L’autore, Alberto Simonetta, nato il 26 marzo 1930, è un grande zoologo e storico delle scienze che ha svolto importanti ricerche in Sud Africa, Stati Uniti e in diversi paesi europei, nonché numerose missioni di raccolta e di studio sul campo in Somalia, Africa centrale, Afghanistan e India. È stato membro della Commissione di studio per la conservazione della natura del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha svolto missioni per la Cooperazione Italiana coi paesi in via di sviluppo e per la FaoFirenze.



Antonio Pizzuto, Sul ponte di Avignone (pp. 272, euro 15)



Sul ponte di Avignone, composto da Antonio Pizzuto tra il 1931 e il 1936, è il suo primo romanzo edito e quello in cui più si riflette la sua singolare vicenda privata. Uscì per la prima volta nel 1938, a pagamento, e sotto lo pseudonimo di Heis proprio per gli evidenti risvolti biografici, troppo compromettenti. E’, infatti, il rendiconto di una relazione peccaminosa che vede intensamente coinvolti un uomo, una donna e la loro bambina Giovanna. L’illecito legame, si risolverà in una lacerante rottura. Ma il ricordo di una melodietta francese, Sur le pont d’Avignon, canticchiata dalla figlia durante una vacanza pasquale, spingerà il protagonista a riedificare con la scrittura un «ponte sonoro» (come il duecentesco ponte di St. Benezet, cui la canzoncina s’ispira) per sempre interrotto. Postfazione di Rosalba Galvagno.



Paolo Buchignani, Solleone di guerra (pp. 276, euro 14)



Fascismo e comunismo, guerra e rivoluzione: le speranze, le passioni, la tragedia raccontate da chi le ha vissute. Donne e uomini, gente del popolo e intellettuali: undici personaggi, e ognuno con una sua storia, che hanno lasciato un segno nella vita dell’autore.. Nel racconto centrale, Nel sole di Budapest, l’autore viene direttamente sulla scena per rievocare utopie e tensioni che hanno attraversato gli anni fra la coda del ’68 e gli albori del terrorismo. Undici capitoli che si può dire costituiscano un “romanzo di formazione”. Buchignani di proposito è ricorso a una tecnica da fiction nella necessità di portare alla luce ciò che resta in ombra nella sua opera di studioso: la collisione della Storia con le esistenze individuali e le ferite tuttora aperte nella carne viva del ventesimo. Prefazione di Carlo Lizzani.





Varia



AA.VV. Giuseppe Mazzini dalla Giovane Europa alla Lega internazionale dei Popoli (pp. 192, euro 15)



Edito da Polistampa in collaborazione con la Fondazione Spadolini, raccoglie gli atti di quello stesso convegno di studi mazziniani (svoltosi a Firenze nel maggio 2005, in occasione del bicentenario dalla nascita di Mazzini) che il presidente della Repubblica Ciampi salutò con entusiastiche parole. Il volume verte sul contributo di Giuseppe Mazzini all’affermazione della nuova Europa, “libera, democratica e rispettosa dei caratteri delle sue genti” e ripercorre dettagliatamente tutta la vita di Mazzini, di cui sono svelati numerosi aspetti meno conosciuti: i rapporti con la massoneria, il cattolicesimo, la Francia, il laicismo, e le relazioni con personaggi di spicco quali Margaret Fuller, Saint-Simon, Carlo Pisacane. Con testi dello stesso Carlo Azeglio Ciampi, Sandro Rogari, Zeffiro Ciuffoletti, Salvo Mastellone, e numerosi altri eccellenti studiosi dell'epoca risorgimentale, il libro rappresenta un esauriente ritratto dell'Apostolo della libertà e dell'unità d’Italia.



Piero Bargellini, L’Italia delle famiglie sociali (pp. 144, euro 9)



Il sistema sociale italiano ha una struttura familiare/corporativa d’impronta ecclesiale: ne parla Piero Bargellini in questo libro in cui si afferma provocatoriamente che tutte le strutture sociali italiane ricalcano da vicino quella ecclesiale, così da annullare quella dicotomia tra cattolici e laici che forzatamente viene invece mantenuta. E così i modelli di democrazia non sono altro che la proiezione del sentimento religioso di un popolo. Da qui una serie di osservazioni sulla politica, sul sindacato, sulle dinamiche sociali ed economiche che agitano inevitabilmente il nostro paese e che non trovano soluzione né con la Destra, né con la Sinistra.



Barbara Minniti, Casa Collins, Le memorie della "segretaria inglese" di Garibaldi (pp. 192, euro 13)

Le memorie di Emma Collins, la “segretaria inglese” di Garibaldi che visse sull’Isola della Maddalena tra il 1855 e il 1868, proprio di fronte ai possedimenti dell’eroe. Dal suo osservatorio privilegiato Emma racconta, con humour e in uno stile semplice e scorrevole, le vicende del Risorgimento italiano attraverso le storie di una miriade di personaggi che passano da Caprera: patrioti, rivoluzionari, Camicie rosse, ufficiali sabaudi, inglesi o americani. Ma tra le sue memorie trovano spazio anche vicende personali di Garibaldi, dei figli avuti da Anita e dalle altre sue donne, con cui Emma intreccia la propria storia personale. Il racconto è introdotto da Annita Garibaldi Jallet, pronipote del Generale, e chiuso da una nota di Fanny Collins, nipote di Emma.

(a cura) Roberto Cardini, Leon Battista Alberti umanista e scrittore. Filologia, esegesi, tradizione (pp. 988, euro 65); .Anna Siekiera, Bibliografia linguistica albertiana (pp. 336, euro 35); (a cura) Lucia Bertolini, Leon Battista Alberti. Censimento dei manoscritti (pp. 1436, euro 120)

I volumi di testi saranno accompagnati da volumi coordinati di commento. Alla serie di testi-commenti si accompagnano una serie di Studi e una serie di Strumenti, all’interno della quale sono usciti fino a



Gabriella Sobrino e Francesca Romana de' Angelis, Storie del Premio Viareggio (pp. 400, euro 18)



Fatti e misfatti del Premio Viareggio: li rivela Gabriella Sobrino in questo ampio dossier sulla manifestazione fondata nel 1929 da Leonida Rèpaci e da allora ritenuta una pietra miliare del sistema letterario italiano. Vi sono narrate vicende riguardanti Bevilacqua, Eco, Levi, Luzi, Montale, Moravia, Tabucchi, Ungaretti ecc. Copioso il materiale inedito e molti gli aneddoti e le curiosità relativi al dietro le quinte dell'evento, con capitoli di rilevanza documentaria oltre che letteraria. Attraverso ben cinque presidenze (Rèpaci, Sapegno, Villari, Garboli e Siciliano) la Sobrino è stata il punto di riferimento in una competizione che ha chiamato sulla scena il gotha intellettuale dell'intero secondo Novecento ed è stata definita dallo stesso Garboli "anima instancabile e memoria storica del Viareggio".



Oriano De Ranieri, Mauro Lubrani, Giacomo Puccini (pp. 160, euro 200)



Questo libro non è soltanto un omaggio a Giacomo Puccini a 150 anni dalla sua nascita, ma anche una rievocazione della vita del maestro nei luoghi prediletti e attraverso le persone amate. Grande spazio viene dato alla formazione del giovane Puccini, prima che si trasferisca a Milano per completare gli studi musicali e ottenere i meritati trionfi, ai suoi rapporti con i familiari e, in particolare, con la madre Albina.Il volume evidenzia gli ambienti lucchesi e più in generale toscani, dove Puccini trascorse gran parte della sua esistenza e dove compose opere rimaste immortali. Così troviamo l’amatissima Torre del Lago con la variopinta compagnia di amici (in gran parte artisti); Lucca, che in Puccini suscitò sempre sentimenti contrastanti; poi ancora la Valdinievole, Bagni di Lucca, Montecatini, infine l’Abetone e Cutigliano, luoghi sia di relax che di febbrile lavoro per Puccini. Attraverso documenti, testimonianze e lettere si ripercorre la composizione di alcune delle principali opere del maestro e si evidenziano le sue grandi passioni: la caccia e i motori. Contiene CD del maestro Giuseppe Tavanti con brani pianistici di Domenico e Giacomo Puccino. Con una testimonianza di Andrea Bocelli.





Luigi Rogasi, Giorgio La Pira: lettere agli zii (pp. 288, euro 16)



Il libro raccoglie diverse lettere e alcune cartoline tra Giorgio La Pira e la sua famiglia, da riferirsi essenzialmente al periodo che intercorre tra l’arrivo di La Pira a Firenze e l’inizio della guerra. Ben 60 missive custodite dalla famiglia Angelino (i figli della sorella Peppina di La Pira) e inedite fino alla pubblicazione in volume di cui si parla. Il senso di questo libro va al di là di una documentazione storica; risiede soprattutto nel valore del dialogo affettuoso che intercorre tra La Pira e la famiglia Occhipinti (e in particolare la zia Settimia, con la quale il rapporto è proprio filiale); risiede negli accenni alla quotidianità della vita, nelle piccole testimonianze del profondo attaccamento di questo “siciliano cittadino del mondo” alla propria terra e alle proprie radici; risiede nei piccoli testi di spiritualità che brillano (o semplicemente traspaiono) in ogni lettera



Massimo Sandrelli, Alla scoperta del Kenya (pp. 128, euro 10)



Non è una guida, né solo un reportage fotografico, né un saggio, ma una narrazione piena di informazioni e caratteri che illustrano storia, popoli, tribù, città, strade, parchi, riserve naturali del Kenya, questa terra splendida per la quale il giornalista fiorentino Massimo Sandrelli, ha sempre nutrito un amore speciale. Ma è anche un libro che subito, nella premessa, ricorda i bambini d’Africa e per questo vuole fare un gesto di solidarietà visto che ogni copia acquistata consente di devolvere un euro per sostenere iniziative a loro favore, soprattutto per combattere la mortalità infantile e la povertà che aggredisce uno strato importante della popolazione. Il libro è anche fornito di un ampio dizionario italo-anglo-swahili. Presentazione di Matteo Renzi


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