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Richard Harvell - L'esatta melodia dell'aria

INTERVISTE





La sua voce, delizia e maledizione

Richard Harvell
L'esatta melodia
dell'aria

pp.430 16,90 euro
Editrice Nord

Lidia Gualdoni

Le tre grandi campane di Nebelmatt, "le campane più potenti e più belle di tutti i tempi", sono state ricavate dalla fusione di vanghe, zappe, rastrelli storti, di pentoloni crepati, aratri spuntati, una stufa arrugginita e di tre monete d'oro. Quando suonano, riecheggiano in tutto il Cantone di Uri, dalle acque del lago di Lucerna fino alle nevi del San Gottardo: l'aria delle montagne freme e i rintocchi invadono la vallata, roboanti come una valanga, perforanti come un urlo, eppure carezzevoli come il sussurro di una madre. L'unica in grado di suonarle, però, è una ragazzina sorda e minorata, Hedelheid Froben, che, a seconda della campana colpita, sente il suono propagarsi nel collo, nelle braccia, lungo la spina dorsale, fino alle spalle, nel retro delle ginocchia, nella mandibola, nella cartilagine delle orecchie e nel dorso dei piedi. Suo figlio, frutto della bramosia del prete del villaggio, viene ignorato e lasciato alla madre, perché creduto sordo e pazzo. E non potrebbe essere diversamente, visto che è nato nel campanile ed ha vissuto rincanttucciato proprio sotto quelle campane, in grado di far esplodere i timpani a chiunque nel raggio di cinquanta passi. Lì, invece, fra le quattro pareti della torre aperte al mondo, il bambino è in ascolto, sente le potenti note fondamentali e la miriade di armonici, si delizia di ogni nuovo suono. Lo scampanio non gli danneggia le orecchie, perché queste si sono formate intorno a quei suoni e ogni rintocco non fa che renderle più elastiche. Quando poi riesce ad allontanarsi dal campanile, disseziona il paese: "i venti che cigolano tra le case di legno, l'acqua lurida e l'urina animale che zampillano dalle stalle e discendono lungo il pendio, le ruote dei carri che crepitano sugli acciottolati. E poi il cane che abbaia, il gallo che schiamazza e, d'inverno, il muggito della vacca e il belato della pecora, come se ogni stalla tenesse rinchiuso un folle".
Moses Froben, questo è il suo nome. Moses, un bambino portato dalle acque, salvato da morte sicura da due monaci, Nicolai e Remus, e da loro condotto nell'abbazia di San Gallo, dove scoprirà di possedere un dono unico, la sua voce. Un dono che sarà fonte di tutti i suoi dolori e di tutte le sue gioie: castrato dal maestro del coro per trasformarlo in un "angelo" e preservare la sua voce pura, dopo aver a lungo sofferto la perdita degli affetti più cari e la solitudine, riesce a raggiungere Vienna. La città lo assale violentemente con i suoi suoni, ma è qui che ritroverà l'amore perduto per l'amica d'infanzia Amalia e la strada verso il successo che lo farà conoscere in tutta Europa solamente come il celebre Svizzero - l'eroe divenuto fin dalla sera del suo debutto a Venezia, alla fine del 1793, al teatro San Benedetto.
Diviso in tre atti come un'opera lirica, l'esordio di Richard Harvell, americano ma svizzero di adozione, stupisce per l'originalità dell'approccio sensoriale che lo contraddistingue: il mondo descritto - sia esso una valle aperta, un'austera abbazia o la vivace Vienna del XVIII secolo - viene filtrato dal potente udito del protagonista e si esprime attraverso un linguaggio preciso e dettagliato, frutto di scelte mai casuali. Su questo impianto, l'autore ha costruito la storia di un ragazzo che, nonostante la menomazione fisica che pure lo renderà grande, sarà in grado, grazie anche alla sua voce, di legarsi ad una donna con un amore vero e passionale, struggente e, solo apparentemente, impossibile.

Richard Harvell è nato in New Hampshire, USA, e ha studiato Letteratura inglese al Dartmouth College. Ora vive a Basel, in Svizzera, con la moglie e i figli. "L'esatta melodia dell'aria" è il suo primo romanzo.

Intervista

Nelle note finali lei spiega che la prima ispirazione è giunta, fra l'altro, nell'ascoltare sua moglie cantare un'aria dall'Orfeo di Gluck: come fa un esordiente a passare da un'esperienza apparentemente semplice ed usuale - come l'ascolto di una melodia - alla composizione di un romanzo?

Diciamo che è la fortuna che nasce dall'aver avuto una grandissima ispirazione. Quest'aria ha spalancato le porte e mi ha portato ad esplorare questo mondo terribile e fantastico insieme della vita di un castrato, che esprime una grande contraddizione. Sulla scena, maschile e appassionato, fuori dalle scene, evirato, senza la possibilità di amare. Ci ho riflettuto, ne ho parlato con mia moglie ed ho cercato di immaginare la vita di un personaggio di questo genere e volevo scrivere della sua capacità di essere un amante non solo sulla scena, ma anche fuori, nella vita normale.

Quindi è questo il nucleo centrale del romanzo, fra i tanti temi contenuti?

Sì, certo. All'inizio la mia ispirazione ruotava intorno all'amore, ma poi mi sono posto il dilemma di un personaggio che è stato mutilato, castrato: come è potuto diventare quello che è diventato, quali rapporti ha avuto con i monaci che gli hanno fatto da padre e, infine, come poteva essere il suo rapporto d'amore con la donna di cui si è innamorato.

Occorre avere una specifica preparazione musicale per scrivere un romanzo come questo?

Ho sempre amato la musica, ma non sono un musicista e credo che, in un certo senso, questo sia stato un grande vantaggio, quando ho cominciato a scrivere il romanzo. Questo perchè è difficile scrivere della musica, di questa cosa eterea, immateriale, e trasmettere ciò che si prova nell'ascoltare la musica sulla pagina scritta . Quindi, da non-musicista, ero ingenuo ed avevo la stessa comprensione della musica di uno come Moses, che nello svolgersi del romanzo impara a scrivere ed entra a far parte di questa tradizione musicale.

Ma possiede un orecchio particolare?

Sicuramente ho un buon orecchio. Posso aggiungere che moglie insegna musica, ma non ascolta mai la musica. Io, invece, l'ascolto continuamente.

L'esatta melodia dell'aria si svolge in tre atti, come le parti in cui è divisa un'opera...


Ho sempre amato la musica lirica e volevo scrivere un romanzo che replicasse l'effetto che ha su di me l'opera, che avesse una una bellezza che non teme di diventare melodrammatica, in certi momenti, che non ha paura di una storia esagerata, drammatica... Ho scelto perciò un narratore che ha vissuto all'interno dell'opera, che riflette sulla sua vita e che vede la sua vita come se fosse un'opera lirica, divisa in tre atti, con i cattivi, gli amori e gli amanti, così come sono presenti tipicamente nell'opera.

Forse è così che vede anche un po' la sua stessa vita?

Certamente, quando scrivo, amo molto vedere le cose attraverso gli occhi della mitologia: credo che i miei amici mi definirebbero come una persona drammatica. Sono un tipo tranquillo, ma a volte la vita raggiunge proporzioni epiche e sono sempre momenti meravigliosi.

Mi sembra che il suo romanzo, pur non essendo un thriller possieda, soprattutto in alcune parti, una sua caratteristica - quel "page-turning", per usare un'espressione americana, che indica la necessità di leggere tutto il romanzo, una pagina dopo l'altra, senza interruzioni. E' frutto di una scelta precisa?

All'inizio non direi di averlo fatto apposta. Moses, però, mi sembra un personaggio che vorrebbe raccontare la sua storia proprio in questa maniera. Vuole attirare il lettore, vuole raggiungere un tocco drammatico - è un personaggio da palcoscenico. E poi il mio editor, prima di fare il mestiere attuale, si occupava di gialli un po' pulp e mi ha detto: "Già vedo dei segni da thriller: perché non ci lavoriamo su?" Credo sia stato un consiglio azzeccato.

Pensa che il suo romanzo possa far avvicinare i lettori a un certo tipo di musica?

Ho già sentito alcuni lettori che si sono affrettati ad acquistare brani musicali citati nel libro. Devo dire però che la mia speranza è che non sia solo un libro per melomani, ma che anche i lettori appassionati di musica diversa possano essere attirati da una storia ambientata in un'epoca in cui l'opera lirica rappresentava il tema ricorrente della vita di tutti i giorni.

Mi sembra che il suo romanzo possa anche stimolare il lettore ad apprezzare il mondo sonoro che ci circonda, un mondo al quale facciamo poca attenzione, isolati come siamo con i nostri auricolari o bombardati dal rumore più assordante.

Moses è quasi obbligato ad ascoltare i rumori del mondo, obbligato a far attenzione ai suoni intorno a lui, in modo un po' diverso da quello che potremmo fare noi. Entrare nella sua testa e percepire il mondo in questo modo, per il lettore, diventa un'esperienza affascinante: ci sono certi suoni che noi non riusciamo o non vogliamo sentire, mentre Moses è costretto a farlo.

Immagino che abbia dovuto fare un'approfondita ricerca linguistica, oltre che storica, relativa ai suoni.

Uno scrittore mi ha detto una volta che la cosa più difficile nello scrivere un romanzo storico è la scelta dei sostantivi, non dei verbi. Ed è verissimo, nel senso che è molto facile descrivere chi era il re, la regina, descrivere le guerre in corso... Molto più difficile, invece, capire, ad esempio, com'erano fatti i pavimenti o qual era il suono prodotto da una porta che sbatteva. Ho dovuto quindi trascorrere molto tempo a ricercare e a visualizzare le stanze, il traffico per la strada, l'abbigliamento, il suono dei tessuti prodotto mentre si camminava...

Gli ambienti descritti nei primi due atti, invece, sono quelli in cui lei vive, dopo essersi trasferito in Svizzera dagli Stati Uniti?

Inizialmente ho vissuto nelle zone montane della Svizzera - in particolare ad una montagna di distanza dalla cittadina, Nebelmatt, nel Cantone di Uri, che ho inventato e in cui è ambientata la prima parte del libro. Poi mi sono mosso verso il nord della Svizzera, seguendo un po' il percorso di Moses, anche se con qualche deviazione, verso San Gallo e Vienna: ho visitato entrambi i luoghi mente facevo ricerche per il romanzo.

Una domanda che faccio spesso quando si parla di romanzi storici: come mette insieme, concretamente, i dettagli storici attinti dalla ricerca sui documenti, e quella che invece è la storia frutto della sua immaginazione?

Devo dire che i dati storici sono come risorse e materiale da cui attingo. Naturalmente, nelle prime bozze ci sono sempre troppe informazioni storiche: passo troppo tempo a descrivere i luoghi, i trasporti, la politica, l'economia locale... Poi, facendo revisione su revisione, snellisco sempre di più, fino a quando non arrivo agli unici dettagli che servono, cioè a quelli che toccano da vicino i personaggi. Certo il mio obiettivo è cercare di trasmettere delle informazioni, ma è la vita dei personaggi che trasmette veramente il feeling del luogo e della storia.

Venendo ai personaggi, può dirci qualcosa di più, ad esempio, dei due monaci e dell'amicizia che li lega?


Quando ho cominciato a descrivere questi due monaci, Nicolai e Remus, pensavo che dovevano essere cattivi, che dovevano rapire Moses, portarlo nel monastero e ridurlo in schiavitù. Ma per qualche motivo, così non andava bene: allora ho deciso e mi sono detto: "Li faccio simpatici: i cattivi possono arrivare da qualche altra parte, più tardi!". Questa è stata una svolta e sono grato che abbia funzionato, perché questi due personaggi costituiscono un elemento portante del romanzo: proteggono Moses, lo aiutano ad accettarsi e l'aiutano, alla fine, anche nella storia d'amore che il ragazzo vive. Mi ha appassionato anche scoprire che l'omosessualità, nei monasteri, era sgradita, ma assolutamente non sconosciuta.

E i cattivi, allora, chi sono?

Ho iniziato con l'idea che ci fossero molti cattivi, ma alla fine, il padre di Moses, Karl Victor, l'unico sopravvissuto, è anche l'unico vero perfido. Tutti gli altri - l'abate Celestino Gugger di Staudach o Ulrich di Güttingen, il maestro del coro - dovevano essere cattivi, perchè compiono questa grande ingiustizia nei confronti del ragazzo, ma alla fine posso dire che mi piacevano, ho capito che apprezzavano la bellezza - che era l'oggetto della loro ricerca - e purtroppo il prezzo da pagare è la sofferenza di qualcun altro. Ma alla fine del libro, non mi pare ci siano davvero tanti cattivi, tranne, appunto, Karl Vicktor.

Le figure femminili, invece, sono tutte madri, in definitiva.

E' vero, sono tutte madri. Devo fare una piccola premessa: mi è piaciuto moltissimo descrivere la madre di Moses: ho avuto come modello una percussionista moderna scozzese sorda che però riesce a percepire la musica e i suoni con altre parti del suo corpo. La madre di Moses, mi ha quindi affascinato perchè mi domandavo: "Come può un sordo apprezzare la bellezza dei suoni senza l'udito?". Fra le altre donne del libro ci sono alcune cattive, ma ci sono certamente anche due eroine: la madre e la figlia, Amalia e la madre. Cercano una certa bellezza, una certa libertà e sono per questo molto moderne nelle loro visioni. La suocera invece è forse la più cattiva, però nel libro potrebbe essere anche il simbolo della Vienna moderna e della sua monarchia, di una città che si stava trasformando nel passaggio da un'epoca più antica ad una più moderna. La società era dominata da feste, da eventi sociali, e le donne stavano assumendo proprio in quel momento un ruolo sociale più importante e visibile.

Per tornare sugli effetti della castrazione: il canto era davvero così diverso da quello di una voce femminile?

Ho iniziato a riflettere sul fatto che i castrati fossero dei semplici "sostituti".
E, all'inizio, alle origini, era così. Ma poi, siccome la castrazione aveva anche effetti anatomici, come l'allungamento delle ossa, i castrati sviluppavano il torace e i polmoni in modo straordinario, cosa che permetteva loro di cantare in modo completamente diverso dalle donne. Ho conosciuto un soprano femmina che interpreta molte parti scritte per castrati e mi ha spiegato che deve riscrivere completamente la respirazione, perchè è impossibile per una donna replicare il canto dei castrati.

I brani musicali ai quali si fa riferimento nel romanzo - Vivaldi, Bach, Scarlatti, Gluck e Händel - potrebbero diventare il sottofondo musicale della lettura?

Devo dire che, per quanto mi riguarda, quando scrivo e quando leggo, non ascolto musica, perché non riesco a fare due cose contemporaneamente - tranne che per Mahler, che riesco ad ascoltare forse perché si tratta di musica meditativa. Ora sto scrivendo un altro libro, ambientato nello stesso periodo, e durante le pause, ascolto molto rock and roll: non so perché, ma ci sta bene. Ma questo romanzo è sull'opera lirica, e come sottofondo musicale potrei magari consigliare Bach.

Che cosa si aspetta dopo la pubblicazione di questo romanzo?

Il romanzo ha già superato le mie migliori aspettative, non posso dire di averne altre: è stato gratificante sapere che i lettori, le case editrici di tutto il mondo sono interessati, e ci sono già tredici versioni in lingua straniera.
Sicuramente ci sono altri libri sulla castrazione, ma credo, anzi sono sicuro, che questo sia l'unico romanzo sulla castrazione non ambientato in Italia. Ma per quanto riguarda l'udito, il suono, nessuno finora mi ha parlato di libri che approfondiscono gli stessi argomenti allo stesso modo.

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