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Roberto Saporito - Ma vai a lavorare

NARRAZIONI

Ma vai a lavorare
di Roberto Saporito


“…All’inizio pensi che la vita
è eccitante e splendida, poi decidi
che non lo è, poi che lo è,
ma non per te…” (Tibor Fischer)


Fausto stringe le mani all'altezza dei muscoli delle braccia, o quantomeno dove dovrebbero esserci dei muscoli, ma lì non c'è nulla, oltre a pelle e ossa, come tutto il suo esile corpo, consumato dal di dentro. Cammina e sbanda e dondola la testa come se fosse ubriaco, ma non è ubriaco, lui non beve, ma è ad uno stadio allarmante di dipendenza da eroina. Si stringe le braccia come se avesse freddo, ma è il quindici di luglio e fa un caldo insopportabile, umido e malsano. Ha finito i soldi, quei pochi che gli erano rimasti dopo l'ultimo misero scippo, e ha un disperato bisogno di farsi e chiede al primo che passa:
- Mi dai qualcosa? -
- Ma vai a lavorare…- afferma il tipo in giacca e cravatta griffati.
- Ma vaffanculo - sbraita lento Fausto stringendo gli occhi a livello di minuscole capocchie di spilli.
Il tipo in giacca e cravatta si ferma, lo scruta negli occhi vuoti e inespressivi, lui va in palestra tre volte alla settimana, fa karate, ma scuote la testa e sospirando rumorosamente passa oltre.
Fausto guarda una vecchietta con la borsa appesa al braccio sinistro, ma non ha neanche più la forza di pensare a uno scippo, figurarsi a portarlo a termine.
- Mi dai qualcosa? - apostrofa una ragazza in vestitino a fiori bianchi e rossi svolazzante.
- Ma vai a lavorare…- dice lei senza fermarsi ma trasformando lo sguardo da gentile e simpatica ragazzina a dura e stronza suora nazista.
Fausto ci rimane male, malissimo, si ferma, cerca di respirare con calma, ma non ce la fa.
Gira in una strada, poi in un'altra, sempre meno trafficata, gira in un vicolo deserto annegato nel caldo umido. Fausto suda ma è scosso dai brividi e ha lo sguardo allucinato e respira come se la sua riserva di ossigeno fosse ormai agli sgoccioli, barcolla.
Una Uno bianca svolta di colpo nel vicolo, sbanda paurosamente, prende in pieno i bidoni della spazzatura, che quasi esplodono, e Fausto che è dietro i bidoni cade a terra tra la spazzatura e il piscio dei cani.
- Ma che caz…- dice Fausto.
Si spalanca la portiera posteriore sinistra della Uno e una mano lancia una valigetta verso i bidoni della spazzatura, richiudendosi subito dopo e sgommando e scodando via lungo il vicolo. Dopo un tempo infinitesimale sbuca nel vicolo un'auto della polizia a sirene spiegate che in sbandata controllata segue la strada appena percorsa dalla Uno, sparendo, urlando, alla fine del vicolo.
Fausto si rialza a fatica, sbatte gli occhi un paio di volte, si guarda intorno ma non c'è nessuno. Guarda in fondo al vicolo ma le due auto sono scomparse. Si toglie degli spaghetti al sugo dai pantaloni militari trattenendo un conato di vomito, allontana il guscio di un uovo dagli anfibi e si avvicina alla valigetta e la raccoglie titubante, come se potesse esplodere da un momento all'altro. Questa è di pelle marrone, ed è molto pesante. Fausto si allontana senza aprirla, tentando di camminare disinvolto, anche se non gli riesce tanto bene: è già tanto se riesce a stare in piedi, se riesce a dare un qualche ritmo regolare alle sue gambe.
Nel frattempo dalla Uno è scesa una ragazza vestita completamente di nero. La Uno è ripartita, lei è ritornata indietro verso il vicolo. Quando ha visto Fausto prendere la valigetta si è nascosta veloce in un portone.
Fausto fa meno di un chilometro a piedi e entra in un condominio fatiscente vicino alla stazione, dove all'ultimo piano senza ascensore s'è il suo monolocale che subaffitta da un senegalese. Fausto è l'unico italiano di tutta la casa. Si trascina a fatica su per le scale, entra nel suo monolocale e si chiude la porta alle spalle. Si siede sul letto sfatto esausto, sudato, senza più fiato, ma con un bottino inatteso, qualunque cosa sia, anche solo vendere la valigetta è un buon affare. Appoggia la valigetta sul letto e la osserva rapito, come se non sapesse esattamente cosa fare. Fa scattare la serratura che non essendo chiusa a chiave si apre senza opporre nessuna resistenza. Dentro ci sono dei sacchetti di polvere bianca, ma tanti sacchetti, una mazzetta di Euro, grossa, e una pistola, nera.
- Cazzo…- riesce a dire lentamente Fausto.
Prende un sacchetto, bello pesante, lo apre, intinge un dito insalivato nella polvere bianca e assaggia.
- Cazzo…- riesce solo a dire sospirando estasiato.
Bussano alla porta. Fausto si pietrifica, smette di respirare, smette quasi di esistere. Non si muove, pensa, se ne andranno.
Ribussano con più convinzione e determinazione.
Se ne andranno, ripensa. Se ne andranno, se ne andranno, se ne andranno: mantra nella sua testa.
La porta si spalanca con un rumore di legno che si spezza e la ragazza vestita di nero irrompe nel monolocale. Fausto prende la pistola dalla valigetta come se fosse la cosa più naturale del mondo e spara alla ragazza che si affloscia a terra a pochi metri dal letto. Fausto osserva la ragazza inebetito, come se non capisse bene di che cosa si tratti, si alza, chiude la porta, che però rimane solo accostata perché la serratura è saltata, prende un po' di polvere bianca, una siringa usata da un piccolo tavolo di plastica bianca rubato al dehors di un bar, si prepara una dose con tutto il suo armamentario da tossico esperto, e se la inietta nel braccio sinistro.
La ragazza vestita di nero si muove impercettibilmente ma lui non se ne accorge. Pochi secondi e comincia a sentirsi meglio, comincia a respirare con più regolarità, comincia a non avere più freddo, e si corica lentamente e sorridente sul letto.
Dal letto vede che la ragazza si muove, allora si alza, seppure a malincuore, prende il suo zaino rosso, ci mette tutta la droga, la pistola, i soldi, due paia di pantaloni militari, due maglioni rossi, due T-shirt rosse con il logo della RAF, delle calze, delle mutande, un paio di anfibi, il passaporto, scavalca la ragazza che si muove e mugugna a terra e se ne va.
La ragazza estrae un piccolo telefono cellulare nero, compone un numero e a fatica, tra uno spasmo di dolore e l'altro, spiega a qualcuno cosa è successo e dove si trova.
Fausto cammina lentamente, ma si sente bene, si sente da dio: droga di ottima qualità, pensa soddisfatto.
La Golf rossa si ferma sotto casa di Fausto, escono due tipi alti, robusti, uno italiano, l'altro albanese. Salgono le scale di corsa e trovano la porta del monolocale di Fausto semiaperta, frutto del primo sfondamento. La ragazza vestita di nero è ferita alla spalla destra e spiega a fatica quello che è accaduto, descrive il ragazzo, descrive il suo zaino rosso.
- Io vado a cercare lo stronzo… tu portala via…ci sentiamo dopo…- dice rapido l'italiano.
- Ci penso io…non ti preoccupare…- dice l'albanese.
L'italiano è già fuori, si fa tutte le scale di corsa e si precipita in strada, strada che si è riempita di una folla multietnica e colorata: italiani in cerca di fresco o sesso a pagamento e extracomunitari in cerca di soldi e fresco, e sesso, magari gratis. L'italiano, che si chiama Nicola, va prima a destra per pochi metri, poi a sinistra per pochi metri e poca convinzione e tanta rabbia, poi attraversa la via intasata di tram e auto e moto e si avvia verso la stazione dei treni.
Fausto osserva il tabellone delle partenze indeciso.
Nicola entra in stazione e vede lo zaino che gli ha descritto la ragazza e un sorriso veloce e maligno gli taglia il viso dalla carnagione scura.
Fausto si appunta mentalmente l'orario di partenza di un treno per Genova, lì conosce Tommaso, che in qualche modo può piazzargli la roba, e poi da lì, con i soldi, e Fausto spera tanti, un aereo per il Messico. Fausto acquista un biglietto per Genova.
Nicola segue Fausto nel bar della stazione. Fausto apre lo zaino rosso e dalla mazzetta estrae una banconota da cento Euro. Nicola lo guarda e vorrebbe ucciderlo, subito: quelli sono i miei soldi, ma come si permette, pensa furente.
Fausto si siede a un tavolino, ordina un caffè freddo e un tramezzino, e posa lo zaino sulla sedia di fianco alla sua. Guarda lo zaino e sorride soddisfatto, come se avesse appena portato a termine un buon lavoro.
Nicola ha ordinato una birra e la sorseggia lentamente, senza perdere di vista Fausto.
Fausto esce dal bar. Nicola gli va dietro cauto. Fausto si ferma alla bancarella dei libri e comincia a studiarli con calma. Nicola lo spia dall'edicola. Fausto compra un libro a metà prezzo di Jean-Patrick Manchette "Posizione di tiro" nelle mitiche edizioni Granata Press e si avvia ai bagni della stazione. Nicola lo osserva e quando sparisce nei bagni si muove dalla sua postazione presso l'edicola. Fausto si chiude in una cabina dal penetrante odore di piscio e si prepara una nuova dose, piccola, per il viaggio: non si sa mai. Nicola entra, studia le cabine che sono tutte aperte e vuote, tranne l'ultima, estrae la pistola da dietro i pantaloni, un'automatica russa proveniente dall'Albania, ci innesta un silenziatore, e la infila nuovamente dietro la schiena, sotto la T-shirt verde.
Fausto richiude lo zaino, tira l'acqua, apre la porta della cabina e si ritrova davanti Nicola sorridente. Fausto fa per sorridere ma poi vede la pistola e allora lancia lo zaino in faccia a Nicola che perde l'equilibrio e scivola sul pavimento umido e viscido. Fausto ha un brevissimo attimo di esitazione: scappo e mi salvo la vita, questa vita di merda, o lotto per una nuova vita possibile, una qualunque, ma diversa? Fausto impugna una scopa dal manico di ferro appoggiata al lavandino e colpisce con rabbia ripetutamente la mano di Nicola finché non molla la pistola. Fausto si abbassa per prendere la pistola ma Nicola gli è addosso, incazzato e furente e umido di piscio e candeggina, e colpisce Fausto con un pugno micidiale al naso. Fausto per un attimo non vede più nulla, poi il suo naso comincia a vomitare sangue. Nicola colpisce ancora, e questa volta prende l'orecchio destro, Fausto non sente più nulla, se non un dolore atroce, un rimbombo sordo all'interno del cervello, ma stringe la pistola col silenziatore e comincia a sparare nel ventre molle di Nicola, vuota tutto il caricatore, ma in maniera silenziosa e umida. Fausto si alza, si lava la faccia e le mani ricoperti di sangue al lavandino, si tampona il naso con la carta igienica, osserva per un macro secondo il corpo di Nicola a terra in una enorme pozza di sangue che si allarga a vista d'occhio, raccoglie lo zaino rosso e se ne va.
Arriva al binario sette dove lì lo aspetta il suo treno per Genova. Sale sul treno che dopo dieci minuti, puntuale, parte. Fausto si siede di fianco al finestrino sporco e rigato e guarda la stazione di Torino che lentamente si allontana.

BIOGRAFIA
Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha studiato giornalismo.
Nel 1996 ha pubblicato il libro Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa Editore, Roma), 20.000 copie vendute, piccolo libro di "culto".
Nel 1998 ha pubblicato il libro di racconti H-D/Harley-Davidson (Stampa Alternativa Editore, Roma).
Ha pubblicato racconti su innumerevoli riviste letterarie, tra le quali: "Fernandel, Kult, Addictions, Ellin Selae, Freeway, Il Foglio Letterario, Il Segnalibro, M-Rivista del Mistero, Ciminiera, Progetto Babele.
Un suo racconto è stato inserito nell'Antologia Ultimi Morsi curata da Ettore Maggi (redattore di M - Rivista del Mistero), pubblicata a febbraio 2002 (tra gli scrittori invitati Claudia Salvatori - Premio Scerbanenco 2001 al Noir in Festival -, Andrea Carlo Cappi, Ivo Scanner, Marco Sommariva…)
A febbraio 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo Anche i lupi mannari fanno surf presso la Robin Edizioni di Roma (gruppo editoriale Voland / Biblioteca del Vascello / Robin - -), nella collana "I Libri Neri: bibliofollia" (distribuzione in libreria "Messaggerie Libri.
Un suo racconto (vincitore del Premio Letterario Twin Towers) è stato pubblicato sull'Antologia Oltre il reale (Edizioni Malatempora, Roma, distribuzione nazionale in libreria PDE) a luglio 2002.
Un suo racconto fa parte dell'Antologia Brividi neri (Edizioni Terzo Millennio, Caltanissetta), pubblicata a gennaio 2003.
A novembre 2003 ha pubblicato il suo secondo romanzo dal titolo Eccessi di realtà/Sushi Bar (con una postfazione dello scrittore Andrea Rossetti: l'autore del romanzo "Autobiografia di Lara", e uno degli autori dell'antologia "Men on Men" edita da Mondadori, nonché critico letterario della Rivista di Milano Addictions…) nella collana editoriale, diretta da Giovanni Cara (che insegna lingua e letteratura spagnola all' Università) , Biblioteca di Ciminiera (Gruppo Editoriale Marche, Civitanova Marche MC).
A ottobre 2004 è stato invitato al Festival Letterario "Letteraria" (
http://www.comune.pistoia.it/letteraria ) a Pistoia: tra gli scrittori invitati: Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Luca Crovi, in pratica il “meglio” della letteratura “gialla” e “noir” italiana.
A dicembre 2006 ha pubblicato il suo terzo romanzo dal titolo “Millenovecentosettantasette / Fantasmi armati” (Besa Editrice,
http://www.besaeditrice.it/ , distribuzione nazionale PDE).
A giugno 2007 è stato invitato al Festival Letterario Lib[e]ri 2007 di Teramo (tra gli scrittori invitati: Marco Lodoli, Erri De Luca, Walter Siti, Giovanni D’Alessandro, Paolo Roversi, Paolo Grugni, eccetera -
http://www.liberifestival.it/ ).
Contact: E-mail: Sito:
http://romanzo.blog.tiscali.it

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