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Tevini Marina Torossi - Un tempo avevamo la coda

NARRAZIONI

Un tempo avevamo la coda
di Marina Torossi Tevini


Anna guarda e riguarda la planimetria che l’agenzia immobiliare le ha dato e si perde a sognare i particolari. Quella casa, quella casa in campagna è la casa che ha sempre desiderato. Anche gli altri saranno entusiasti, ne è sicura. Arriva a casa trafelata e travolge la famiglia con una raffica di parole. Verde, fresco d’estate, profumo di campagna. Cosa ci può essere di meglio! Un giardino, un barbecue, un’altalena per Giulio e una cuccia per Pippo.
Danno la caparra e impazienti si mettono ad aspettare il momento in cui si trasferiranno nella nuova casa. Basta con la città, lavoro casa, casa lavoro, vie polverose automobili clacson. D’ora in poi solo il profumo dei boschi, il vento fresco, il silenzio di una notte stellata.
Strano, capelli così non li ha mai visti. I capelli di Giulio sono diventati terribilmente elettrici, ha sulla testa una specie di corona inanellata che lo rende un po’Ufo. E anche lei, Anna, da quando si è trasferita nella nuova casa si ritrova diversa. La pelle le si è come sollevata, secca, a scaglie e la sente bruciare. Suo marito poi è caduto in una profonda depressione. L’insonnia, che lo perseguita da anni, si è accentuata in maniera spaventosa. Non riesce a chiudere occhio e, se si addormenta anche per pochissimo, incubi strani vengono a tormentarlo.
La discarica, quella discarica maledetta, dice qualcuno, li ho visti io, l'hanno riempita di notte, arrivavano con un camion, ci buttavano dentro non so che cosa. Poi sopra è spuntata l’erba. Dopo hanno ottenuto la licenza edilizia e ci hanno costruito delle case.
Uno sfaccendato seduto sotto la pergola parla a chi lo vuole ascoltare: «Dobbiamo essere molto resistenti se sopravviviamo a tutto quello che ci ronza intorno, onde di tutti i tipi che ci trapassano le budella, ci frastornano i pensieri, ci pizzicottano le meningi. Se misurassero il livello elettromagnetico qui, ci scommetto, sforeremmo di sicuro».
Anna comincia a pensare che i capelli di Giulio, gli incubi di suo marito, le sue squame siano legate a quel luogo. Ma non dice nulla. Anche qualche vicino lamenta dei disturbi, ma non somigliano affatto ai suoi . In fondo preferisce non pensare.
A una riunione di condominio infine qualcuno invoca una verifica e, nonostante la resistenza di molti, riesce a ottenere che vengano interessati gli uffici competenti.
In una giornata di forte vento arrivarono gli addetti per i controlli. Posizionano i loro strumenti vicino alle case davanti dietro, dietro davanti, poi, per sommo scrupolo, anche vicino alla cuccia del cane. Prendono appunti, scrivono a lungo, poi se ne vanno.
Tutti rimangono in preda a un’inquietudine strana. Aspettano la sentenza. Arriva infine. Tranquillizzante e banale. La soglia di tolleranza non è superata. Tutto è a posto. Nessun pericolo per la salute umana. Bene. Benissimo! Anna mostra in giro la lettera. Se ne rallegra. Gli addetti hanno fatto i rilievi. Tutto è in ordine. E dunque? Sì, i problemi rimangono sempre. Va beh! Ma è questa la vita.
Col tempo riesce a domare a suon di impacchi i capelli di Giulio e riesce anche a far addormentare per qualche ora il suo insonne marito. Solamente col suo prurito non può venire a capo. Si unge di creme, si lava col latte come Poppea eppure...
A chi le ricorda l'orrore della discarica, tappa la bocca dicendo che i rilievi sono stati fatti, che tutto è stato verificato e poi l’inquinamento, che cosa è un po’ di inquinamento?, l’uomo si è sempre adattato, trasformato; un tempo, in fondo, avevamo la coda...



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