Stilos

Cerca
OFFERTA SPECIALE RISERVATA AI VECCHI ABBONATI: RINNOVA ENTRO IL 31 GENNAIO IL TUO ABBONAMENTO ANNUO ALLA RIVISTA E PAGHERAI 30 EURO (+ SPESE POSTALI) PER 12 COPIE ANZICHE’ 39 EURO"

Vai ai contenuti

Vilhjàmsson Thor - Il mushcio grigio arde

RECENSIONI

 

Passioni estreme che ardono come la natura

THOR VILHJALMSSON
Il muschio grigio arde
pp. 300, euro 15,50
Iperborea , 2002

Marisa Cecchetti

Islanda fine '800. Ásmundur, magistrato e poeta, è inviato a giudicare un caso di incesto e presunto omicidio. Fa un lungo viaggio a cavallo, nella primavera subartica, insieme a un compagno, Thórdur, per raggiungere il vicariato dove si istituirà il processo. Sono in parallelo due casi, il primo, con cui il romanzo si apre, è quello di una donna incinta, affogata in un lago dal compagno. Il secondo, quello ancora da giudicare, è la eliminazione del figlio dell'incesto. Da appurare se nato vivo o morto. Ne è comunque esecutrice la donna, con l'assenso e la complicità del fratellastro-amante. Prosa e poesia si intrecciano in questo romanzo, dal ritmo lento e spezzato, talora complesso, dalle molte voci, in cui Thor Vilhjálmsson crea un ampio quadro di ambiente, scoprendo al lettore una natura inospitale e dannata, che terrorizza e affascina, dove le passioni ardono primitive e incontrollate, estreme come la natura stessa. Infatti "Il muschio grigio arde" è un romanzo in cui la natura è personaggio, a fianco degli uomini, interlocutrice di viaggiatori solitari, pastori e contadini. Parla con il sibilo del vento tra le rocce e nelle forre, con le molteplici voci del mare, lo scivolare dell'acqua del fiume, il canto di cigni, il fragoroso precipitare delle pecore a valle, il belato sofferente che l'uomo ascolta come eco del proprio dolore. La natura è esplorata con piacere quasi sensuale. Scenari grandiosi di vette lavorate dal vento, di ghiacciai, di brughiera ricoperta di muschio maculato che si incendia al tramonto, di dossi, creano un'architettura che si sostituisce a quella degli uomini, essendo le fattorie lontane tra loro e disperse nella brughiera. Nella natura si proiettano gli scenari interiori, e allora si può animare, magica, di presenze femminili, ma anche di spettri, anime vaganti di tutti quei morti che non trovano pace. I racconti di Thórdur, accompagnatore-aedo, fondono leggende e miti delle saghe nordiche, religione e magia vedono diavoli polimorfi fuggire come fulmini davanti alle preghiere. Gli uomini di questa terra, che confina con l'oceano di ghiaccio, sembrano modellati dagli elementi, scabri, pietrosi: "il magistrato contemplò quelle mani enormi posate sulle rotule, le unghie sbrecciate come scaglie di corno, del tutto opache, le dita corte e tozze, con la terra incrostata, il palmo spesso, le grosse vene del dorso, la pelle ruvida e screpolata, le nocche bluastre con l'epidermide lustra". Dalla natura hanno preso la forza che scardina l'ordine precostituito, l'esplosione degli istinti. La passione con cui Sólveig lega a sé il fratellastro è anarchica, assoluta, affrancata da ogni scrupolo morale, a compensazione delle violenze subite, donna usata e asservita come merce. Lui, S?mundur, nella sua fragilità de sensi, diviso tra attrazione e terrore, è comunque più consapevole dell'offesa alle leggi di Dio e della Natura. Vive il dramma del processo e la conclusione tragica della storia con lo stesso doloroso stupore con cui ha vissuto la storia d'amore. Lei, col suo desiderio che brucia - come muschio che s'incendia- ha l'ardire di sfidare le leggi degli uomini e di Dio. Nella pura fatica di sopravvivere, dove non c'è spazio per la gioia e quella appena toccata è comunque legata alla sofferenza, Sólveig, Medea e Osiride, "sorella e sposa, progenie degli dei", con la sua fiera consapevolezza del diritto alla felicità, fa vacillare anche le sicurezza del magistrato. Ásmundur, magistrato e poeta, ancora perseguitato dagli spettri del suo passato, "incaricato per la prima volta di un caso difficile da cui dipende il destino degli uomini", investito della grande responsabilità di "mantenere l'ordine e la morale, i fondamenti su cui si basa la società umana", sa che deve avere " la distanza indispensabile a ogni magistrato per essere in grado di giudicare con logica ferrea" e che "non bisogna riconciliarsi con i malfattori; piuttosto estirparli alle radici, perché l'erba cattiva non copra tutto il campo". E' approdato in quelle terre desolate dopo aver soggiornato "nei luccicanti saloni stranieri", dopo essersi formato nelle alcove. E il suo animo di poeta è comunque custode dell'illusione, come via di fuga alle sofferenze umane. E' un privilegiato che può fuggire alla "inondazione del dolore". Ma la poesia, gli fa notare il vicario ospite, non è utile alla miseria, in luoghi dove la gente continua a rotolare il masso verso la cima, come Sisifo. Vicario che guarda cristianamente e umanamente la complessità dell'animo, le sue contraddizioni: "non è indolore cercare di non dissolversi nelle proprie contraddizioni…ma dobbiamo vivere questa vita, e la sua ingiustizia, entro certi limiti, va accettata". E non condanna nessuno, nemmeno chi "aveva generato nel suo grembo l'angelo della morte", e in nome di un Dio che non è vendetta ma amore, sovverte anche le parole del Vangelo di Matteo, "un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni", fino a riconoscere le possibili circostanze nelle quali il buon albero possa dare frutti che la società considera malati e marci. A processo finito, consumatasi anche la vita di Sólveig in un gesto suicida, l'urlo di Ásmundur, ora meno ferreo e finalmente più uomo, viene a liberarlo dagli spettri che ancora albergano in lui e dalle bruciature rimaste nell'anima. Il contesto storico ha tutte le contraddizioni e i fermenti di un momento di passaggio di una società rurale arcaica verso le nuove idee di libertà che vengono dal Sud, contro lo sfruttamento della Danimarca, con l'acquisizione della consapevolezza di diritti mai conosciuti e di nuove possibilità di sviluppo economico.
Marisa Cecchetti

Thor Vilhjálmsson, nato in Islanda nel 1925, è considerato il più grande scrittore islandese contemporaneo. Romanziere, saggista, drammaturgo, poeta e traduttore, ha viaggiato molto, soggiornando a lungo anche in Francia e in Italia. "Il muschio grigio arde" nel 1998 ha ricevuto il premio del Consiglio Nordico. Tradotto per Iperborea anche il romanzo "Cantilena notturna nell'erba"

Valid XHTML 1.0 Strict


Torna ai contenuti | Torna al menu